Attenzione
Un’indagine durata sei mesi tra mezze verità e depistaggi
LUCCA. All’inizio erano sei i giovani di estrema destra sospettati di far parte della «spedizione punitiva» ai danni degli appartenenti al centro sociale Torpedo e gli indizi portavano a un giovane...
LUCCA. All’inizio erano sei i giovani di estrema destra sospettati di far parte della «spedizione punitiva» ai danni degli appartenenti al centro sociale Torpedo e gli indizi portavano a un giovane con un particolare tatuaggio quale autore del ferimento di Silvio Lucchesi con una bottiglia di vetro spezzata. Non è stato facile per la Digos diretta dal dottor Simone Scalzo e dai carabinieri della Compagnia del capitano Lorenzo Angioni dipanare una matassa intricata e condita da mezze verità che rischiavano di portare a depistaggi allontanando la verità dei fatti. Ci sono voluti alcuni mesi per scremare le varie posizioni - due giovani di estrema destra inizialmente indicati come possibili partecipanti all’azione hanno dimostrato di trovarsi da un’altra parte - e individuare con certezza, grazie alle telecamere funzionanti di una banca e del Comune, chi colpì con una bottiglia di birra spezzata il giovane simpatizzante con il gruppo Torpedo. Una ferita profonda che venne suturata inizialmente al pronto soccorso con 15 punti e che dopo una serie di esami e la consulenza tecniche di un medico nominato dalla procura risultò uno sfregio al volto permanente. Adesso i legali dei 4 indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive.
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