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Lucca

Fatiscente e senza servizi il tomaificio dei cinesi

Fatiscente e senza servizi il tomaificio dei cinesi

Blitz all’alba a San Concordio da parte di carabinieri, Asl e ispettorato del lavoro Maxi multa alla donna che gestisce il laboratorio. Identificate undici persone

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LUCCA. Finestre e porte sbarrate, odore nauseabondo all’interno, servizi igienici inesistenti o mal funzionanti, sicurezza sul lavoro del tutto assente. Una situazione di degrado alle porte della città che un blitz dei militari di San Concordio - coadiuvati dal nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri, dall’ispettorato del lavoro e dall’ufficio igiene dell’Asl (anche l’Arpat è stata informata) - ha fatto conoscere all’opinione pubblica. Il tomaificio CM gestito da una donna cinese sui 50 anni e che si occupa di inviare componenti per calzature alle imprese della Piana è stato controllato ieri mattina all’alba (verso le 7) e all’interno sono state riscontrate irregolarità di carattere amministrativo - oltre alla presenza di un lavoratore al nero - di natura igienico-sanitaria e legate alle norme di sicurezza che comporteranno sanzione e multe per un importo che si aggira sui 27mila euro. Al momento l’azienda rimane aperta e può proseguire l’attività produttiva. D’altronde la ditta è regolarmente iscritta al registro delle imprese tenuto dalla Camera di Commercio e per verificare la veridicità delle scritture contabili e dell’emissione di bolle e fatture verrà coinvolta anche la Guardia di Finanza.

Undici cinesi. Nell’edificio a due piani di via della Formica a San Concordio i carabinieri nel corso del blitz hanno trovato undici persone (nove adulti, di cui cinque donne, di età compresa tra i 25 e i 40 anni oltre a due bimbi in età scolare). Vivevano tutti in un appartamento di 100 metri quadrati al secondo piano dove erano ammassati una decina di giacigli. Al piano terrà invece il laboratorio artigianale: un tomaificio gestito dai cinesi con turni di lavoro massacranti, condizioni igieniche precarie e gravi mancanze sul fronte della sicurezza sui luoghi di lavoro.

Parola d’ordine. Per entrare i carabinieri - venuti a conoscenza della presenza di diversi cinesi in un quel capannone - hanno dovuto bussare a lungo. E solo dopo una certa insistenza e un preciso tocco di nocche sul portone, come una sorta di parola d’ordine segreta, qualcuno si è deciso ad aprire.

Degrado assoluto. Nella casa presa in affitto da una donna di San Concordio i militari hanno trovato una cucina di fortuna vicino ai posti letto che emanava un forte odore di fritto, sporcizia e degrado un po’ ovunque con pareti completamente annerite e problemi rilevati allo scarico. Operai e operaie lavoravano con macchine da cucire incomplete e tra cavi elettrici penzolanti e in postazioni fatiscenti e a rischio sicurezza. Fuori dalla porta del laboratorio c’era anche una Kia station wagon caricata di tomaie. Materiale lavorato di notte e destinato a calzaturifici. (l.t.)

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