Proteste
Bovini massacrati, la prova è un video choc
La procura chiede il processo per sei persone tra cui il titolare dell’impianto di macellazione di Porcari
PORCARI. Un video choc testimonierebbe la crudeltà usata, stando all’accusa per pura convenienza economica, nel massacrare bovini al momento della macellazione sgozzandoli o sottoponendoli a scariche elettriche per immobilizzarli e trascinarli nelle trappole di contenzione. Per questo motivo stando alla procura della Repubblica sei persone sono iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di maltrattamento di animali in aperta violazione delle normative dell’Unione Europea che vietano di infliggere inutili sofferenze agli animali e abbandono di animali. La vicenda riguarda l’impianto di macellazione della ditta CVS srl in via dei Ciarpi a Porcari e il sostituto procuratore Antonio Mariotti ha inviato agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini. Nei guai sono finiti il titolare dell’impianto di macellazione - 64 anni, residente a S. Marco - il figlio, un dipendente e un extracomunitario e due proprietari di bovini che avevano portato i loro animali al macello. I fatti riguardano il periodo che va da maggio a novembre 2013. La denuncia è partita da una veterinaria che ha assistito alle operazioni nell’impianto di via Ciarpi a Porcari e ha rilevato palesi irregolarità inviando gli atti in procura. Il magistrato ha subito delegato l’inchiesta ai carabinieri del Nas di Livorno che in collaborazione con l’Asl (settore sicurezza alimentare e nutrizione) hanno effettuato un blitz nell’azienda della Piana. Dai primi accertamenti sarebbero sette gli episodi contestati a vario titolo ai sei indagati. Per gli inquirenti - contravvenendo alla normativa Ue entrata in vigore il primo gennaio 2013 che prevede maggiori garanzie del rispetto delle condizioni relative al benessere degli animali durante gli abbattimenti - venivano applicate ai bovini pinze (mordecchie) in grado di immobilizzare gli animali, dispositivi a scariche elettriche e alle narici dei bovini venivano sistemate tenaglie. Inoltre, sempre per l’accusa, i maltrattamenti riguardavano anche la iugulazione visto che invece di effettuare un unico taglio all’altezza della gola per ottenere il dissanguamento completo veniva eseguita una resezione delle giugulari anche quando l’animale era vivo. (l.t.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google