Il Tirreno

Lucca

la battaglia dei comitati

No ad altri scempi nella zona tra San Concordio e Pulia

No ad altri scempi nella zona tra San Concordio e Pulia

LUCCA. Una mobilitazione continua in difesa del territorio e della qualità della vita. Potrebbe essere riassunto così l'impegno che cittadini, associazioni e comitati svolgono da anni a Lucca. Lo...

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Una mobilitazione continua in difesa del territorio e della qualità della vita. Potrebbe essere riassunto così l'impegno che cittadini, associazioni e comitati svolgono da anni a Lucca. Lo fanno nei quartieri di residenza, denunciando, vigliando e cercando di restituire un'anima e una valore sociale, oltre che paesaggistico, ai luoghi in cui vivono. L'esperienza più lontana, unica nel suo genere e addirittura anticipatrice di qualche anno rispetto a quello che poi sarebbe diventato un modello (almeno a parole) di coinvolgimento dei cittadini sulle scelte future delle città diffuso in molte parti d'Italia, è quella del Laboratorio di urbanistica partecipata di San Concordio. L'associazione nata nel '95 su iniziativa di alcuni cittadini, fra cui Clara Mei, che oggi è la presidente, e Marco Sodini, e del prof. Michelangelo Caponetto della facoltà di Architettura dell'Università di Firenze. «Siamo stati noi a Lucca a introdurre il concetto di archeologia industriale – racconta orgogliosa Clara Mei –. Le nostre battaglie partono da lontano, dalla mappatura, anche da un punto di vista storico e naturalistico: siamo stati noi a scoprire l'esistenza dei chiariti. Lo stop al consumo di territorio è la parola chiave, ma non vale per le aree industriali dismesse. Come quelle collocate lunga la ferrovia a San Concordio: nonostante che il loro carico urbanistico sia attualmente zero, sono considerate invece come territorio “già consumato”, dove si può fare di tutto. Ma se questa aree si cominciassero ad utilizzare, il loro carico urbanistico, soprattutto il traffico indotto e le emissioni, non sarà più zero». Un argomento su cui si giocherà il futuro del quartiere. E poi c'è l'altra battaglia, lo Steccone. «La bonifica dell'area doveva essere completata entro ottobre, hanno chiesto una proroga fino a marzo. Hanno creato un artificio per cui il permesso a costruire partirà dal momento in cui sarà finita la bonifica. In quella zona sono concentrate tutte le ricchezze e tutti i problemi di San Concordio, per questo la nostra lotta non è ancora finita. Sull'argomento aspettiamo di incontrare l'amministrazione, sindaco e assessore Mammini in primis, e capire in quale direzione si voglia andare». Dubbi e criticità, poi, restano anche sul progetto dell'asse nord-sud. A prendere la parola è il comitato assi viari. «Se veramente - dice - l’obiettivo è inserire nelle leggi del territorio la “salvaguardia” delle aree agricole e rurali, perché si firmano contemporaneamente progetti tremendamente impattanti con quelle stesse aree che si vogliono tutelare?» Ribaltare la logica, ora è quello che conta. I comuni, forse, lo stanno capendo. Una logica economica, anche. Quella che per decenni ha premiato le amministrazioni che portavano avanti le attività più devastanti per il paesaggio.(n.d.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa