Il dolore
Agricoltura e paesaggio da recuperare
Coldiretti e Cia: «Puntiamo su vite e olivo e sull’incremento della produzione biologica e di filiera corta»
LUCCA. Legare agricoltura e paesaggio è un esercizio necessario per capire cosa porti con sé l'invasione del cemento. E cosa significhi compromettere per sempre uno dei beni comuni più importanti del nostro Paese: la terra fertile.
«L'agricoltura è ciò che ci dà cibo – racconta Giampiero Tartagni, presidente provinciale della Cia – ciò che ci garantisce il nutrimento, ma anche la salvaguardia di una biodiversità importante. Il paesaggio della nostra zona non è così in modo naturale, ma grazie alla fatica e al lavoro dell'uomo: non dimentichiamolo».
«Settemila metri quadrati di terra persi al giorno è un dato impressionante – spiega – E lo è ancora di più se si pensa al fatto che la Piana di Lucca è un fazzoletto di terra. L'agricoltura lucchese è molto frammentata, c'è un problema di ricambio generazionale: i vecchi diventano sempre più vecchi e i giovani non investono nell'agricoltura, perché conoscono le grandi difficoltà che hanno avuto i genitori o i nonni per vendere un litro d'olio. La produzione di olio e vino sta tenendo, ma anche per questo siamo sul filo della crisi.
«L'olio, ad esempio, ha dei costi di produzione a Lucca che in altre zone, anche vicine, come la Maremma, non hanno. Qua è tutto collinare e invece ci scontriamo con un fenomeno che sta prendendo piede in varie parti d'Italia e del mondo: piantare un olivo per poco tempo, sfruttarlo al massimo nel periodo più fertile e poi sradicarlo per piantarne di nuovi e di più giovani. Si tratta di una produzione molto intensiva, molto concentrata, molto redditizia. Che per noi, però, è impensabile».
Per la Cia, lavorare nell'ottica della salvaguardia e della qualità della vita rurale è una necessità non più rimandabile. Così come è giunto il momento di guardare all'agricoltura lucchese in termini di distretti biologici.
«Coltivare biologico significa creare piccoli distretti dislocati sul territorio, incentivare la filiera corta, mettere in rete i produttori, educare a un'alimentazione sana e migliorare la qualità della vita e dell'ambiente in cui viviamo. E poi l'agricoltura chimica uccide l'humus dei terreni.
«Noi qua abbiamo da difendere un paesaggio di importanza storica, ambientale e turistica: collegare i distretti tra loro attraverso sentieri o piste ciclabili sarebbe il modo migliore per valorizzare il patrimonio rurale, anche in un'ottica di parco agricolo».
Anche i costi ambientali della cementificazione diffusa non sono da sottovalutare. Infine una riflessione.
« Il settore edile è in crisi - incalza Francesco Ciarrocchi, direttore Coldiretti di Lucca - ma invece di costruire nuove strutture, anche per le attività produttive, perché non riqualifichiamo quelle esistenti? Esistono tanti capannoni industriali abbandonati: ristrutturali significherebbe impiegare le stesse figure professionali e fare un gran bene al territorio».
©RIPRODUZIONE RISERVATAAgrico
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