Lutto
Per le 95 candeline Paolino dà una festa in via Fillungo
LUCCA. Avere 95 anni e dimostrarne trenta di meno. Il fisico scattante gli permette di fare più volte al giorno tre piani di scale per accedere al suo appartamento di via dei Borghi, quartiere in...
LUCCA. Avere 95 anni e dimostrarne trenta di meno. Il fisico scattante gli permette di fare più volte al giorno tre piani di scale per accedere al suo appartamento di via dei Borghi, quartiere in cui vanta il primato di abitare da più tempo.
Paolino Baroni ha sempre affrontato la vita “a muso duro” e non si è mai arreso, nemmeno di fronte alla perdita precoce di due figli e dell’amata consorte con cui ha condiviso 68 anni di vita.
Il 5 febbraio Paolino ha compiuto 95 anni e oggi ha deciso di festeggiare con gli amici più cari. Oggi alle 18 sarà festa grande al bar Aurora in via Fillungo dove, con una simpatica cartolina, sono stati convocati tutti coloro che gli vogliono bene.
«Li accoglierò in giacca e cravatta, i miei ospiti devono vedermi nella forma migliore» afferma mentre mostra le foto più care che lo ritraggono con la famiglia durante i suoi viaggi intorno al mondo e con orgoglio vicino agli aerei da guerra sui quali ha prestato servizio durante il secondo conflitto mondiale come assistente di volo e mitragliere. «Un periodo che mi ha segnato, facendomi maturare e capire i valori della vita», aggiunge aprendo le porte di una memoria formidabile.
«Vivo in questa casa dal 1934, quando tornai a Lucca dopo aver studiato fino al terzo ginnasio nel collegio dei Padri Passionisti di Nettuno, località vicino a Roma. Vi ero arrivato sull’onda della miseria della mia famiglia che abitava a Ombreglio di Brancoli dove ero nato nel 1919. Quella miseria che trovai anche al ritorno e che, purtroppo, mi costrinse a lasciare gli studi per cercarmi un lavoro. Che trovai nella fabbrica di filati Ramié a San Concordio, dove adesso c’è l’Esselunga». Da sempre appassionato di volo, quando gli si presentò l’opportunità di entrare in aviazione non ebbe esitazioni e, dopo il corso a Pisa, fu trasferito in Sicilia nella 210ª squadriglia. La guerra era alle porte e il giovane aviatore, che aveva superato la specializzazione a Comiso di Agrigento, partì per combattere nel Mediterraneo. Cinque anni con la vita appesa a un filo, tra bombardamenti e scontri a fuoco che una volta colpirono anche lui, ferendolo a una gamba. «Niente in confronto alla morte di tanti colleghi, ero giovane e volevo tornare a casa vivo». Ci riuscì alla fine della guerra, dopo aver percorso a piedi la strada da Perugia ad Arezzo per prendere il treno per Lucca. Dopo il congedo fu assunto come fochista alla cartiera Pasquini. Dalla morte della moglie lo accudisce Apolonia, che lo ha aiutato a organizzare la festa di stasera: sarà sicuramente un evento.
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