Proteste
Ci siamo mangiati un terzo del verde
In dieci anni, dal 2000 al 2010, il via libera al cemento nella provincia ha ridotto da 70mila a 47.200 gli ettari non edificati
LUCCA. Poco meno di settemila metri quadrati persi al giorno. Che, per avere un'idea pratica, significa la perdita giornaliera di un'area grande quanto un campo di calcio.
Ecco come si presenta la Piana di Lucca secondo i dati del censimento dell'agricoltura Istat 2010. Con un paesaggio agricolo che non c'è più.
Con una superficie totale che dal 2000 al 2010 è passata da 70mila a 47.200 ettari in tutta la provincia (-33%; una contrazione ben più elevata rispetto al livello regionale, -17% e nazionale, -9%), segnando una riduzione fortissima proprio nel comune di Lucca.
Infatti, se nel 1982 la superficie totale era di 9.167 ettari, nel 1990 saliva a 9.282 e nel 2000 a 9.660, in un periodo di dieci anni si è verificato un balzo all'indietro agghiacciante.
E nel 2010 la situazione si presenta così: con soli 5.235 ettari di terreno.
Trend che viene seguito anche dalla superficie agricola utilizzata (Sau) che, nella Piana, in dieci anni si contrae del 21 per cento (perdendo, di fatto, 1.500 ettari).
Ecco quindi che se c'è un grande malato nella nostra provincia, quello è proprio il paesaggio.
E basta andare su Google Earth e scorrere le mappe della città degli ultimi dieci anni per vedere come i rettangoli verdi, gialli e marroni fotografati dall'alto siano andati via via scomparendo.
Al loro posto compaiono parcheggi, strade, tetti rossi. Se nel 2003 Nave si presentava come un agglomerato di case decentrato e distante dal centro storico e dall'immediata periferia, ora le ultime case della frazione toccano con Sant'Angelo, formando un nuovo grande quartiere della zona ovest, mentre la quantità di aree verdi e agricole che si sviluppavano intorno alla Sarzanese hanno lasciato il posto a condomini concentrati, la caratteristica principale della periferia lucchese.
Una contrazione di terreni agrari e boschivi, quella misurata dall'Istat, che ha mostrato e sta mostrando pesanti conseguenze negative.
Non solo perché accresce (anche per abbandono) la superficie improduttiva del territorio nazionale, ma anche perché spesso favorisce il dissesto idrogeologico (quello che è successo a Lucca in questi mesi e, in generale, negli ultimi anni ne è la testimonianza più concreta) e, intanto, crea una terra di nessuno che nulla ha a che vedere con il patrimonio culturale e paesaggistico lucchese, costituito proprio dall'armonia di integrazione e sviluppo fra la città e il paesaggio, fra trama urbana e territorio rurale.
È proprio questo il tema affrontato a Palazzo Ducale nel corso di un convegno promosso dalla Provincia con attori istituzionali, studiosi e rappresentanti del settore agricolo.
«Entro l'anno vorremmo definire il nuovo piano territoriale di coordinamento – spiega Diego Santi, assessore provinciale allo sviluppo agricolo – ecco perché l'incontro di domani è importante: offrirà spunti di riflessione e indicherà verso quale direzione bisogna andare per redigere la pianificazione. I dati statistici ci consegnano un quadro dove l’attività agricola è sottoposta a una progressiva riduzione del suo spazio sia fisico sia economico.
«Un’agricoltura sottoposta a tensioni crescenti verso l’abbandono sia nelle aree di montagna e di collina sia nelle aree di pianura anche se sono stati attivati percorsi di qualificazione e valorizzazione delle produzioni».
L'obiettivo, quindi, è quello di inserire nelle leggi del territorio la salvaguardia di queste aree agricole e rurali, soprattutto per quanto riguarda le zone a forte espansione insediativa.
Una linea già tracciata dalla Regione Toscana nel piano paesaggistico, approvato dalla giunta regionale poche settimane fa, e nella proposta di legge 282/2013, sviluppata su tre linee principali: valorizzare il patrimonio territoriale e paesaggistico per uno sviluppo regionale sostenibile e durevole, contrastare il consumo di suolo promuovendo il ruolo multifunzionale del territorio rurale, incentivare la partecipazione come componente ordinaria delle procedure di formazione dei piani.
Ma quanti di questi suoli un tempo agricoli sono stati cementificati nel corso degli anni?
La risposta non è facile. Nel rapporto di Larist dell'Università di Firenze si dice che nella provincia di Lucca, nel 2007, i suoli artificializzati occupavano 19.105 ettari (10,8% dell'intero territorio), i tre quarti dei quali utilizzati per scopi insediativi.
Non solo: il comune di Lucca è al terzo posto (prima vengono Altopascio e Porcari), in provincia, per il consumo di suolo per nuova edificazione, con un indice di crescita, nel periodo 1996-2012, di 9.0.
Un'intensità di espansione non collegabile a effettive trasformazioni demografiche e produttive.
«Il territorio agricolo è sempre stato visto come un'appendice allo sviluppo urbano– continua Santi –.
«Anche nei piani regolatori si diceva di espandere la città prima di tutto tappando e saturando le insenature verdi.
«Queste aree rappresentano la possibilità concreta di migliorare la qualità della vita, dell'aria, la capacità idraulica del suolo e dare un apporto fondamentale all'ecosistema in cui viviamo.
«Inoltre garantiscono la presenza di una produzione locale e di filiera corta del cibo, andando a creare un circolo virtuoso che rimetta al centro l'agricoltura e il paesaggio».
E che, in una frase, dia nuovamente valore al territorio.
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