Il Tirreno

Lucca

Giovani, laureati e disposti a tutto

di Flavia Barsotti
Giovani, laureati e disposti a tutto

Viaggio fra i cento aspiranti che hanno partecipato al Job Day: sapranno fra qualche giorno se verranno assunti

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LUCCA. Sara Salotti ha 26 anni, una laurea in lingue ed alle spalle diverse domande di lavoro non andate a buon fine. E’ tesa, visibilmente agitata. Sa quanto conti, per il suo futuro, essere una dei cento candidati selezionati dai Centri per l’Impiego per sostenere il colloquio con una delle quindici aziende partecipanti al “Job Day”, organizzato ieri pomeriggio a Palazzo Ducale e promosso dalla Provincia di Lucca in collaborazione con Assindustria, Confartigianato, Cna, Confcommercio e Confesercenti. Mentre attende il suo turno, si guarda intorno. Negli occhi, la stessa speranza di chi le siede a fianco, di chi si sta giocando molto. «Ho fatto domanda per il servizio civile – racconta – ma i posti erano limitati e sappiamo bene quanto sia difficile di questi tempi farsi largo. Oggi mi presento per un’attività di segreteria: la considero un’esperienza formativa, anche se non del tutto attinente con il mio indirizzo di studi». Un diploma, una laurea e la conoscenza di inglese e francese, sono i requisiti necessari per sedersi a quel tavolo. Quindici minuti in cui raccontarsi, affidarsi alle proprie conoscenze, alla propria capacità di fare colpo. A qualcuno viene chiesto di dimostrare la padronanza di una lingua straniera, a qualche altro di parlare delle esperienze passate.

I profili richiesti. Fra loro, c’è Daniele Puca, 24 anni e una laurea in economia e commercio all'Università di Pisa. Lo incrociamo appena si alza dal banco di un’azienda in cerca di un segretario amministrativo. «In quell'ambito la disponibilità è solo per una persona – afferma – ma sono comunque entusiasta di questa iniziativa. Tutto ciò che è rivolto all'incontro fra domanda e offerta, è da valorizzare. E' un’opportunità per farsi vedere, per testare il mercato del lavoro e capire a chi si rivolge». Non tutte le ditte infatti sono lì per assumere. Dei quindici stand, quattro sottopongono soltanto ad un colloquio conoscitivo, un paio propongono uno stage e nove mettono a disposizione un contratto fisso. «Non sono molto fiduciosa – afferma una trentaduenne –. Sono laureata in psicologia e quando ho letto che cercavano qualcuno nel campo della formazione, ho deciso di tentare. Il mio titolo mi permetterebbe di svolgere la professione anche in maniera autonoma, ma al giorno d’oggi sappiamo quanto sia dura. Penso che occorra essere versatili e, per fortuna, il mio percorso me lo consente». C’è chi su quelle seggioline incontra un amico, chi stringe quei brevi rapporti che nascono quando, ad unirci, sono sentimenti comuni. Qualcuno si dà appuntamento fuori dalla porta per raccontarsi le prime impressioni, qualche altro si scambia l’ “in bocca al lupo” prima di salutarsi.

Assunzioni non immediate. A proporsi per un negozio di estetica, c’è la trentatreenne Manuela Amato. «Sono estetista e sto cercando un impiego – spiega –. Al banco, ho conosciuto la titolare che mi ha domandato di me, dei miei obiettivi, dei progetti, delle aspirazioni. Sta raccogliendo informazioni su ognuno prima di fare una selezione». Nessuno viene infatti assunto sul momento: gli esaminatori vogliono avere una visione completa. Trentaquattro i profili ricercati, fra cui quello di addetto vendite per cui si presentano in dieci, come spiega un ragazzo. «Ho già un lavoro, ma mi piacerebbe qualcosa di diverso, qualcosa che mi permetta di essere costantemente a contatto con il pubblico. Stare in ufficio, non fa per me». Dopo di lui, a varcare la soglia, è un ingegnere intento a guadagnarsi un contratto da progettista. «Chiedono di esperienze passate, ma non dimentichiamo che il mestiere si impara via via – sostiene –. Il fatto di non aver mai svolto quel particolare compito, non significa che non potremo apprendere come farlo al meglio. Voglio informarmi bene anche sulla retribuzione». Non si fa di questi problemi, invece, la ragazza che entra dopo di lui. «Riuscire a trovare un impiego è già tantissimo. La paga conta, ma non possiamo pretendere chissà che cosa. La situazione è quella che è, di imprese disposte ad assumere ce ne sono sempre meno e noi, neolaureati, senza un nome nel settore, purtroppo, non abbiamo grandi possibilità. – afferma -. E’ il momento peggiore per essere un giovane in Italia che cerca di costruirsi un futuro».

Il questionario. Finito il colloquio, ad ognuno viene sottoposto un questionario per conoscerne il grado di soddisfazione rispetto all'evento che, come spiega l’assessore alla formazione e alle politiche attive del lavoro, Mario Regoli, potrebbe finire per diventare un appuntamento fisso. «L’interesse che ha suscitato è positivo sia dal punto di vista dei candidati, sia delle imprese che hanno risposto. Con oggi non si concluderanno cento assunzioni, ma tutto questo potrà darci ulteriore fiducia».

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