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Crisi delle Kme, la Cgil chiede garanzie sul futuro

di LucaCinotti
Crisi delle Kme, la Cgil chiede garanzie sul futuro

Braccini (Fiom): l’azienda dica qual è il futuro dell’impianto Per tutto il 2014 non aumenterà la produzione del rame

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FORNACI. «Ora la proprietà ci deve dire chiaramente quale futuro ha in mente per questa grande azienda». Massimo Braccini, segretario provinciale della Fiom-Cgil è diretto nella sua richiesta ai vertici della Kme. Richiesta che arriva all’indomani dell’ammissione che, almeno per quest’anno non ci sarà alcun incremento di materiale e di produzione nel grande forno Asarco, come invece era previsto nel piano che - lo scroso anno - salvò 275 posti di lavoro.

Nell’incontro avuto lunedì a Firenze, ricostruisce Braccinin, «l’azienda ci ha detto che non è possibile far rientrare la produzione da altri stabilimenti, come era previsto nel piano. Secondo quanto contenuto nell’accordo, ora bisognerà trovare altri rientri di produzioni equivalenti, su altre linee, oppure arrivare a misure compensative, con il riconoscimento di elementi economici ai lavoratori per rimborsarli di quello che non hanno avuto».

Ma il problema vero, per il sindacato, è un altro: «Bisogna capire dove va il gruppo. L’accordo che abbiamo siglato l’anno scorso ci ha permesso di andare avanti, di riprendere fiato. Ora però noi pretendiamo il rispetto di questo accordo. E soprattutto vogliamo risposte sulle condizioni del gruppo».

La multinazionale, infatti, non sta godendo di buona salute nemmeno al di fuori dei confini dell’Italia: in Spagna la produzione è diminuita, in Inghilterra gli stabilimenti sono stati venduti. E in Germania è stato presentato un piano di esuberi.

«Per quanto ci riguarda - rincara Braccini - si è dimostrato che avevamo ragione a dire che il forno Asarco, il più grande in Italia per il rame, andava mantenuto. Lo ha dimostrato il fatto che l’altro forno che è stato costruito, il Properzi, non è mai entrato in funzione per la scarsa richiesta di rottami».

L’accordo firmato lo scorso anno fra azienda e sindacati scadrà, insieme ai contratti di solidarietà, nel dicembre del prossimo anno. Ventidue mesi che sembrano tanti ma che, in realtà, sono pochi, soprattutto se il mercato non ripartirà.

Per questo, conclude Massimo Braccini, «è necessario che la proprietà ci dica cosa vuole fare, dopo otto anni di utilizzo di ammortizzatori sociali. Questa è una grande azienda, che merita di essere salvata e di far lavorare tutto l’indotto».

Il prossimo incontro fra le parti è previsto, sempre a Firenze, venerdì 21 febbraio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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