Il Tirreno

Lucca

Ingiurie al sindaco: scoperte

di Luca Tronchetti
Ingiurie al sindaco: scoperte

Individuate dalla Digos l’autrice delle telefonate e le due donne che si sono presentate a casa Tambellini

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LUCCA. Bastano due settimane alla Digos per individuare chi ha telefonato al sindaco Alessandro Tambellini per insultarlo. Stavolta la matrice politica non c’entra. Nessun movimento xenofobo legato alla polemica veemente sulle case recuperate in centro per sinti, rom ed immigrati.

Piuttosto l’azione isolata e disperata di una pensionata lucchese di 65 anni afflitta da gravi problemi economici e che, per arrivare alla fine del mese, è costretta a fare i salti mortali per sbarcare il lunario. Una donna sola, emarginata e facilmente suggestionabile. La paura del nuovo, del diverso che può in qualche modo prendersi quel poco che lei possiede la induce a procurarsi il numero di cellulare del sindaco (impresa assai semplice visto che quel numero è appannaggio di molti).

Così chiama e si rivolge al primo cittadino con la rabbia repressa della sua condizione umana ingiuriandolo e accusandolo di rappresentare un amministrazione comunale che non pensa alle esigenze dei cittadini lucchesi, ma a quelle dei rom o degli extracomunitari. Anche se sul display del cellulare del sindaco non compare il numero di cellulare della pensionata lucchese per la Digos diretta dal dottor Simone Scalzo è un gioco da ragazzi analizzare i tabulati telefonici e scoprire da dove parte quella telefonata. E dopo aver sentito - come persone informate dei fatti - alcuni testimoni che conoscono l’anziana per suffragare ancor di più la tesi accusatoria parte la denuncia per ingiurie e molestie con il mezzo telefonico.

L’identificazione. E la Digos identifica anche le due donne lucchesi di 40 anni che si presentarono all’abitazione del primo cittadino chiedendo inutilmente alla moglie di poterlo incontrare per discutere dell’emergenza abitativa e del progetto del comune di creare un complesso di case in via Brunero Paoli da destinare alle famiglie indigenti. Anche in quel caso di tratta di persone afflitte da problemi economici che lavorano saltuariamente e che si sentono dimenticate dall’amministrazione. Tuttavia le due donne non avrebbero commesso reati visto che non si sarebbero rivolte con toni ingiuriosi, minacciosi o intimidatori. Semmai con una certa insistenza e con un tono seccato. Niente però di penalmente rilevante.

Niente minacce. L’indagine lampo della polizia è arrivata dunque a dimostrare che - almeno la persone individuata e denunciata - non è legata a partiti politici, movimenti d’opinione o che incitano all’odio razziale. Si tratta di un caso isolato che riflette il disagio di una parte di popolazione che vive in condizioni difficili e che è impegnata in una sorta di «guerra tra poveri». Per gli inquirenti quindi Tambellini non ha ricevuto vere e proprie minacce, ma ingiurie e molestie.

Abbassare i toni. Il lavoro della Digos non finisce quì. La polizia infatti monitora la situazione e invita ad abbassare i toni per evitare che le tensioni sociali possano portare a nuovi episodi magari di maggiore gravità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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