Sicurezza
Farmacie Lemmi in bilico Dubbi sul concordato
I sindacati: «Un errore puntare sulla riduzione del settore commerciale» Il 20 appuntamento in tribunale, ma è probabile un rinvio di qualche settimana
CASTELNUOVO. Il concordato fallimentare delle Farmacie Lemmi si complica. Alcune scelte, come ad esempio chiudere il ramo export, non hanno avuto i risultati sperati e, anzi, visto che questo era il settore trainante del gruppo, la crisi si è aggravata.
Constatazioni che si aggiungono alle parole dei sindacati FP e Filcams della Cgil per una situazione che coinvolge circa 40 dipendenti tra quelli diretti (30) e quelli di una cooperativa (10) direttamente collegata alle attività dell’azienda.
Il concordato preventivo è stato attivato dal 5 aprile 2013, il 20 febbraio dovrebbe tenersi un’udienza in tribunale che sarà però probabilmente posticipata di almeno una settimana per una revisione del piano di ristrutturazione economica e gestionale. A rischio, dunque, nuovi posti di lavoro in tutta la Valle del Serchio.
«I due settori trainanti sono costituiti dal gruppo di Farmacie (Castelnuovo, Piazza al Serchio, Villa Collemandina, Piano di Coreglia, Coreglia e Fosciandora, quest'ultima di proprietà pubblica) e dalle attività di export e commercio all'ingrosso di medicinali – spiegano i segretari Cgil Michele Massari e Massimiliano Bindocci – il fatturato complessivo della società si aggira sui 25 milioni annui di cui il 70% deriva proprio dall'attività commerciale. Dal piano societario messo a punto, si rileva con chiarezza che si sarebbe puntato sulla chiusura del settore commerciale puntando esclusivamente sulle farmacie. Da questo sono derivati una serie di licenziamenti che come sindacato abbiamo subito impugnato e contestato sollevando pesanti dubbi sulla decisione di smantellare il settore portante e maggiormente produttivo della società, peraltro assolutamente complementare con le farmacie».
Per il 20 febbraio era fissata una udienza del tribunale che sembrava poter essere decisiva per il futuro delle farmacie e per i dipendenti.
Ma ci dovrebbe essere un ulteriore rinvio di qualche settimana per dare tempo alla società di modificare il piano di ristrutturazione economica e gestionale che prevedeva entro il 2016 la dismissione di tutte le farmacie: «Senza che chiarisse come fosse possibile dismettere una farmacia pubblica di proprietà comunale come quella di Fosciandora – proseguono i sindacati – siamo fortemente preoccupati dei continui cambiamenti di strategia e per questo abbiamo chiesto un incontro con la società e con il commissario del concordato. Nell'incontro chiederemo soprattutto che si rinunci alla chiusura del settore commerciale richiamando in servizio i lavoratori licenziati che esprimono importanti potenzialità professionali, che si faccia fronte alle esigenze tecnico organizzative delle farmacie tenendo ben unito il fronte societario senza fare ulteriori errori e quindi senza operare smembramenti che come abbiamo espresso fin dall'inizio possono solo causare situazioni negative per i lavoratori, per i creditori e per tutta la Valle del Serchio che non può permettersi di perdere nuovi servizi ed altri posti di lavoro».
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