Sicurezza
Case di via Paoli, l’ambiguità rimane
Per l’assessore regionale sembrano destinate a sinti e rom, per il sindaco vanno destinate a tutti gli emarginati
LUCCA. È sul concetto di marginalità, di comunità marginali e sui criteri fissati per legge che si gioca tutta la partita degli alloggi in via Brunero Paoli. Per il comune la destinazione di quei sette appartamenti è chiara: tutti coloro che vivono in una situazione di emarginazione, degrado e forte disagio abitativo e sociale. Dunque, non solo rom e sinti, ma anche italiani e immigrati. Ma altrettanta chiarezza risiede anche nella Regione Toscana? Non si capisce bene. Nemmeno l’incontro di ieri mattina è stato chiarificatore, perché di tutte le risposte date la più evasiva è stata proprio quella dell'assessore regionale alle politiche sociali, Salvatore Allocca. Che non ha delimitato i campi di intervento e, di fatto, non ha sconfessato, ma neppure ripetuto, la linea di Palazzo Orsetti.
Per l'amministrazione il recupero dell'ex carrozzeria, immobile di proprietà comunale che la giunta vuole ristrutturare, ha come unica finalità «la realizzazione di alloggi transitori da assegnare a chiunque viva una situazione di marginalità».
Allocca, invece, l'ha presa più alla lontana. «I fondi europei, che ammontano a 2 milioni di euro – ha spiegato – sono destinati a interventi per le comunità marginali. L'Unione europea non specifica l'etnia, ma è vero che in Italia le comunità marginali sono prevalentemente rom e sinti. Però, in questo caso, visto che il comune mette a disposizione un immobile di valore superiore al finanziamento erogato, potrà concretizzare, oltre alle direttive europee, anche servizi che rispondano alle proprie esigenze. Le linee di azione derivano direttamente dall'Europa ed un'eventuale mancata applicazione significherebbe andar contro le volontà del Parlamento e della Commissione europea».
In altri termini: quei fondi se non verranno impiegati per le comunità emarginate, andranno perduti.
Tuttavia nessuno fa riferimento al documento regionale pubblicato a ottobre scorso sul portale “Toscana rom”, nel quale, quando viene affrontata la situazione di Lucca, si parla di due tipi di destinatari degli interventi: rom e sinti del campo di via delle Tagliate e italiani e immigrati in difficoltà abitativa.
«Non vogliamo concentrare nel solito immobile famiglie provenienti dallo stesso ambiente e appartenenti alla medesima cultura – incalza Tambellini – questo andrebbe contro la nostra idea di integrazione e inclusione. Uno dei motivi per cui sono stato contrario al progetto delle cosiddette casette in via delle Tagliate è perché, oltre ai limiti urbanistici, mi sembrava un modo per creare ancora una volta un ambiente chiuso, un ghetto. Il nostro obiettivo, stavolta, è quello di rispondere alle marginalità del territorio, sinti e rom compresi. Se questa idea sarà in linea con i parametri europei andremo avanti, recupereremo l'immobile e gestiremo i 700mila euro previsti. Altrimenti stopperemo tutto».
Infine due parole sulla situazione attuale di via delle Tagliate e via della Scogliera. «Vorremmo a poco a poco favorire un processo di inclusione, inserendo queste famiglie in contesti abitativi idonei e differenziati e smantellando, superandola, la dimensione del campo nomadi».Ora c'è da aspettare la delibera regionale, che il comune di Lucca vorrebbe vedere pronta entro la fine di febbraio, e poi la valutazione del progetto da parte della Commissione europea.
Nadia Davini
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