Il dolore
«Emendamenti fantasma per far passare il piano»
Le accuse ai dirigenti comunali: «Hanno avallato documenti illegittimi»
LUCCA. Da una parte un progetto importante, in grado di catturare importanti finanziamenti regionali. Dall’altra un regolamento urbanistico che quel progetto proprio non lo prevedeva. In mezzo Mauro Di Bugno e Maurizio Tani, i due dirigenti comunali sotto indagine della Procura di Lucca per fallso. Perché - secondo quanto ricostruito dal consulente dell’accusa, l’architetto Eugenio Turrin - avrebbero dato l’ok a una “soluzione” del problema del nuovo anfiteatro a piazzale Verdi che cambiava le carte in tavola, con l’inserimento nel regolamento urbanistico di norme ad hoc: inserimento che, però, sarebbe interamente “surrettizio” e non motivato.
Le previsioni del 2004. Una storia complicata, ma fondamentale per il futuro di una buona fetta di città. Che comincia nel 2004, con l’approvazione del regolamento urbanistico targato Fazzi. Fra gli allegati del documento, il cosiddetto “Master plan” delle mura, che prevede la sistemazione della cerchia e delle aree limitrofe. Per piazzale Verdi e la manifattura l’idea è radicalmente diversa da quella del nuovo anfiteatro: Due “piazzali” lastricati, la demolizione degli immobili più vicini alle mura e una nuova strada che colleghi piazzale Verdi con corso Garibaldi, “chiudendo” il passaggio da sotto la volta del Pallone.
L’ok al progetto Piuss. Il 23 aprile 2010 la giunta guidata da Mauro Favilla dà il via libera al progetto definitivo dell’anfiteatro, inserito nel Piuss. Si tratta dell’idea che poi sarà modificata dopo lo stop della Soprintendenza. Ma - secondo la ricostruzione del consulente dell’accusa - quel progetto avrebbe dovuto essere stoppato, in quanto non in linea con le previsioni del regolamento urbanistico e del Master plan. Questo stop, però, non arriva: e a dare l’imprimatur di regolarità tecnica alla delibera di giunta è il parere favorevole di Mauro Di Bugno, che proprio per questo atto risulta indagato.
La variante al regolamento. Secondo la ricostruzione dell’architetto Turrin, la “discrepanza” urbanistica sarebbe stata sanata con la variante che - in prima battuta - doveva in realtà sanare la situazione di “sforamento” delle cubature costruite dall’approvazione del regolamento. «Le finalità - scrive Turrin - appaiono chiaramente dirette a mettere al riparo il progetto definitivo dell’opera approvato (e anche quello di variante) da possibili contestazioni sulla loro conformità urbanistica che potrebbero, in mera ipotesi, determinare la sospensione, ovvero la revoca, del cofinanziamento regionale dei lavori». Si tratta di tanti soldi: 3.158.986 euro, da sommare ai 2 milioni e rotti a carico del Comune. Che, intanto, aveva mosso dei passi anche per la realizzazione delle opere: a luglio 2009, la giunta ha approvato lo schema di convenzione con il Provveditorato alle opere pubbliche della Toscana, incaricato di seguire tutti i passi per la realizzazione delle opere.
Una convenzione che sarà “stracciata” a ottobre 2010, dopo l’arresto (avvenuto in febbraio) del provveditore Fabio De Santis e del presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, nell’ambito dell’inchiesta sui “grandi appalti”.
La modifica al regolamento urbanistico ha il suo “primo tempo” con l’adozione dell’atto nel gennaio del 2011. Nel mirino, in questo caso, è il dirigente Maurizio Tani, che ha stabilità la regolarità dell’atto. Che invece - secondo quanto sostenuto dall’accusa - regolare non sarebbe: nelle Nta, le “norme tecniche di attuazione” (la spina dorsale di ogni regolamento urbanistico) vengono infatti introdotte sostanziali modifiche su due articoli che riguardano piazzale Verdi e la manifattura.
In sostanza, viene “cassata” la parte che prevedeva la nuova sistemazione del piazzale e la nuova strada verso Corso Garibaldi. Tutto questo viene fatto sulla base di due emendamenti dei quali, però, non vi sarebbe traccia: «A rigore - scrive Turrin - dovrebbero essere stati presentati, discussi, votati ed approvati nel corso della seduta del Consiglio comunale e poi inseriti nel testo normativo. Ciononostante, nulla di tutto ciò risulta dalla delibera, che pure riporta gli 11 emendamenti approvati, nessuno dei quali riguarda» gli articoli su piazzale Verdi e la manifattura. «Appare evidente - chiosa il consulente - che la modifica sia stata introdotta surrettiziamente».
L’ultima forzatura. Ma la storia (condotta in maniera «maldestra» secondo il consulente del pm) non finisce qui. Secondo quanto sostenuto Turrin, infatti, serviva un passo ulteriore: lo “svuotamento” del Master plan, che pure rimaneva ancora all’interno del regolamento urbanistico. E questo avviene in sede di approvazione definitiva della variante.
Questa volta, a dare il parere (positivo) di regolarità tecnica è di nuovo Mauro Di Bugno che, nel frattempo, è subentrato a Maurizio Tani nel ruolo di dirigente all’urbanistica. Anche questo via libera - secondo l’accusa - sarebbe però illegittimo e basato su fondamenta dubbie (e peraltro con un procedimento in contrasto con il parere legale dell’avvocato Giuseppe Stancanelli). Se nel caso dell’adozione si parlava di emendamenti fantasma, qui il punto è sulle osservazioni, cioè le proposte di modifica che, dopo l’adozione, possono essere presentate da enti, associazioni e cittadini.
Nella relazione illustrativa e nello stesso regolamento si sostiene che gli articoli delle Nta sul Master plan vengono modificati sulla base di quattro osservazioni. Di queste, però - sostiene Turrin nella sua relazione - ne sarebbero state “rintracciate” solo tre: una del collegio dei geometri, una dell’ordine degli architetti e una della Provincia di Lucca. E nessuna di queste avrebbe a che fare con la sistemazione di piazzale Verdi e della Manifattura.
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