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Lucca

Assolto dai giudici, ma il lavoro è perduto

Assolto dai giudici, ma il lavoro è perduto

Sei anni fa finì ai domiciliari per una storia di estorsioni ai danni di piccoli imprenditori della Piana

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LUCCA. Era accusato di far parte di una banda che compiva estorsioni aggravate e rapine terrorizzando i piccoli imprenditori edili del Capannorese costretti a subire con frequenza il pizzo e l’obbligo di assumere nei cantieri «uomini d’onore». Estorsioni che gli impresari - tutti originari dei comuni calabresi di Cirò Marina e Crucoli -non denunciavano mai per la costante intimidazione del racket. Una banda che i carabinieri del nucleo investigativo smascherò con arresti e denunce nell’ottobre del 2008. Nella rete finì anche un piccolo imprenditore edile nato a Cirò Marina e residente a Lappato: Antonio Belmonte oggi 58 anni. Fu arrestato su ordinanza di custodia cautelare del gip e messo ai domiciliari e in primo grado il tribunale - pur assolvendolo per una rapina avvenuta ai danni di un’imprenditore di Segromigno - lo condannò a 3 anni di reclusione e 500 euro di multa con l’interdizione quinquennale dai pubblici uffici. L’uomo, che si era sempre professato innocente sostenendo che la sua unica colpa era quella di conoscere gli altri arrestati, dovette cessare l’attività in conseguenza della vicenda processuale. A distanza di sei anni dall’arresto la Corte d’Appello di Firenze lo ha assolto con la formula «perché il fatto non sussiste» escludendo quindi una qualsiasi partecipazione di Belmonte, difeso dall’avvocato Luigi Velani che l’ha seguito nel lungo iter processuale, dalla gang di estorsori che chiedevano il pizzo agli imprenditori (2-3mila euro al mese) e pretendevano assunzioni di manovali di loro fiducia. Perché l’organizzazione esisteva davvero come confermano gli stessi giudici d’Appello nella sentenza di secondo grado che riduce le pene agli imputati, ma sostanzialmente non modifica l’impianto accusatorio. Mario Covello, 48 anni, di Marlia, già arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso e ritenuto al vertice della gang ha ottenuto uno sconto di pena con la condanna che è passata da 11 anni e 6 mesi e 2600 euro di multa a 8 anni e mezzo e 3200 euro di multa. Riduzione di due anni e mezzo per Franco Cosentino, 38 anni, originario di Cirò Marina e residente a Porcari, conosciuto come «Sosizza» che in primo grado era stato condannato a 10 anni di reclusione e 2100 euro di multa e che in Appello scende a 7 anni e mezzo di reclusione. Ridotta sensibilmente anche la condanna a Francesco Cosentino che i giudici di primo grado avevano condannato a 2 anni e 8 mesi e 400 euro di multa assolvendolo dall’accusa di aver minacciato un imprenditore affinchè cedesse somme di denaro sotto forma di giornate di lavoro al titolare di una ditta edile della Piana.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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