Sicurezza
Ponteggi infiniti, protestano i librai di corte del Biancone
Da dieci mesi a rischio crollo la volta del palazzo ex Inail: le impalcature nascondono alla vista i banchi in corte del Biancone
LUCCA. Il ponteggio c’è, gli attrezzi anche, insieme ai caschi gialli da lavoro e ad un sacco di malta.
Eppure, da quasi dieci mesi, il cantiere che delimita il loggiato di via Beccheria, è fermo. Nessuna traccia degli operai, nessun cartello ad indicare il nome di una ditta. Per terra, ancora le lastre in pietra che, la mattina del 9 aprile 2013 intorno alle 9, a causa delle infiltrazioni di acqua, si staccarono dalla volta, a cinque metri d’altezza, senza per fortuna, colpire nessuno.
In quel momento, il mercato del libro in corte del Biancone, ancora non aveva aperto. «Inizialmente, decisero di bloccare l’intero passaggio – racconta Stefano Cinquini, titolare di uno dei banchi – e nel giro di una settimana tolsero le altre parti pericolanti del cornicione e misero in sicurezza l’area, lasciando un corridoio laterale per i nostri clienti. Ma da allora sono passati dieci mesi. Tutto è abbandonato, sembra che non importi a nessuno, come se ormai questa impalcatura facesse parte dell’arredo della città».
Un danno non solo estetico ma anche economico per lui e per i colleghi, costretti ad appendere diversi segnali pur di risultare un po’ più visibili. “Libri e Stampe”, “Libri e collezionismo”, si legge in grassetto colorato sui cartelli fissati alla struttura. “Fumetti”, “Piazzetta del libro”, si vede ancora su un manifesto a lato di via Beccheria.
Espedienti che, se aiutano, certamente non risolvono il problema. «Se non conoscono il posto, se non vengono a colpo sicuro, raramente i passanti si fermano da noi – dichiara Cinquini -. Il mercato è interamente coperto dal ponteggio e dalla rete verde che impedisce di superarlo. Difficile per un turista notarci: spesso tira dritto e va oltre».
Una situazione, questa, ancora più grave in estate, quando a ostruire la visuale contribuiscono anche il canniccio e i tavolini di alcuni esercizi del posto, prima collocati sotto il portico e ora costretti a occupare parte della strada.
«Il momento è quello che è, la crisi la sentiamo anche noi. – prosegue Cinquini- Eppure, stimerei che almeno il 15% del fatturato in meno dell’ ultimo periodo, sia da imputare a questo disagio».
Proprio nel cuore della città, a due passi da piazza Grande e da piazza San Michele, lo scempio è sotto gli occhi di tutti. All'interno dell’area delimitata dall'impalcatura, infatti, non solo calcinacci e sostegni in ferro, ma anche cartacce, bicchieri di plastica, sacchi neri della spazzatura e una tanica arancione ancora piena.
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