Gioco
Dalle Mura alle ville: 150 anni di capolavori dei fabbri Sargenti
Tra i loro clienti anche Raimondo Vianello e la Mondaini «È un lavoro duro, ma che regala tante soddisfazioni»
LUCCA. Da circa 150 anni la loro officina sforna veri capolavori di carpenteria che hanno poi trovato posto nei sontuosi palazzi e nelle ville patrizie della Lucchesia, nei monumenti religiosi e civili, ma anche in abitazioni e luoghi pubblici in Italia e all’estero. Portano la loro firma la rostra sulla porta d’ingresso al convento a sinistra della facciata della chiesa di San Francesco, il chiostro di San Micheletto e la chiesa nuova di San Vito con fonte battesimale, leggio, croce e portone realizzati ex novo all’epoca della costruzione.
Ma anche i superbi cancelli dell’ex sede Enel a San Concordio, le ringhiere all’ingresso dell’hotel Universo e le panchine in ferro zincato al Ponte del Diavolo, oltre alle cancellate sui più imponenti palazzi della circonvallazione di Lucca. Per non parlare di numerosi conventi e scuole, dove l’azienda è intervenuta anche per impianti di riscaldamento e idraulica.
Ma c’è di più.
Negli anni Sessanta si restaurarono tutte le porte delle Mura, intervenendo sulle lamiere corrose dalla ruggine e sulle altre parti deteriorate dal tempo.
In tempi successivi anche Sandra Mondaini e Raimondo Vianello scelsero l’officina per i lavori nella loro villa nel Morianese.
I fratelli Marco e Franco Sargenti, 49 e 45 anni, sono gli attuali titolari dell’omonima azienda con sede al civico 1144 di via per Camaiore, poco distante dalla bottega dove, nel lontano 1868, il capostipite Felice iniziò l’attività di fabbro ferraio.
Una delle imprese artigianali più longeve della provincia di Lucca, insignita di medaglia d’oro della Camera di Commercio che Ugo, padre dei titolari, novant’anni splendidamente portati, ci mostra con orgoglio, mentre racconta la storia della sua azienda dove tuttora trascorre le giornate, occupandosi prevalentemente della parte amministrativa e dei preventivi.
Una passione iniziata da bambino quando ogni giorno, dopo la scuola, andava in bottega col padre per imparare i segreti di un mestiere oggi purtroppo a rischio di estinzione.
«Che mi auguro possa un giorno proseguire con mio figlio che attualmente frequenta il quinto anno all’istituto Giorgi» afferma Franco ricordando che quest’attività, pur faticosa e impegnativa, regala incredibili soddisfazioni.
L’attrazione per l’officina convinse dunque il giovane Ugo, nel frattempo diplomato computista commerciale, a rifiutare una proposta in banca, rimboccandosi le maniche per immergersi nell’attività di famiglia.
Che agli esordi consisteva in riparazioni di attrezzi agricoli e fabbricazione di graticole e tiranti in ferro per costruire case e stalle e contemporaneamente si realizzavano pozzi artesiani e pompe per portare l’acqua alle abitazioni.
Con l’inizio del Novecento e l’ausilio delle saldature autogene ed elettriche, l’attività si estese a lavorazioni che prevedevano anche l’utilizzo di ghisa e ottone e l’opera dei Sargenti fu richiesta anche per lavori artistici tra cui i pregiati lampioni nel cimitero monumentale di Bogotà in Colombia.
Era il 1943 quando Ugo,diciottenne, partì militare. Per tre volte prigioniero dei tedeschi (a Modena, Firenze e Borgo a Buggiano) riuscì a fuggire con rocambolesche imprese a piedi, in bici e attraverso fognature sotterranee.
Il suo obiettivo era tornare dai suoi cari e nell’azienda che gli avrebbe dato il pane per tutta la vita.
Anche se all’epoca si dovettero fare sacrifici, ricavando il ferro dalle carcasse dei camion dell’esercito americano ed elementi di fortuna.
Il tempo è trascorso e il lavoro alla Sargenti prosegue con entusiasmo e speranza nel futuro, mentre qualche vecchio operaio come Angelo Lenci, da dieci anni in pensione, quasi ogni giorno torna in quella che per 37 anni è stata la sua casa per far visita ai colleghi di un tempo.
Rossella Lucchesi
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