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LUCCA. Non convince le associazioni di categoria l’obbligo di accettare pagamenti elettronici sopra i 30 euro: un obbligo che, dopo il rinvio di inizio anno, entrerà in vigore per tutti i...
LUCCA. Non convince le associazioni di categoria l’obbligo di accettare pagamenti elettronici sopra i 30 euro: un obbligo che, dopo il rinvio di inizio anno, entrerà in vigore per tutti i commercianti e professionisti il prossimo 30 giugno (ma per chi ha avuto fatturati superiori ai 200mila euro, la norma si applicherà anche prima). In particolare Confcommercio e Confesercenti appuntano le loro critiche sui conti ai quali le aziende saranno costrette ad andare incontro.
Secondo Rodolfo Pasquini, direttore di Confcommercio, il vincolo «se da una parte vorrebbe imprime modernità ai servizi della rete distributiva italiana, dall’altra viene imposto come nuovo balzello per imprenditori e professionisti e in pratica sembra un regalo al sistema bancario da parte del Governo. Se la norma è stata fatta con l’intenzione di rendere più efficienti, comodi e sicuri i pagamenti, oltre che rintracciabili, allora andrebbero immediatamente calmierate le commissioni bancarie sulle transazioni. Da noi sono ancora troppo alte. Per avere il Pos in negozio si arriva a pagare un canone di 15-20 euro al mese, oltre alle commissioni su ogni transazione». Ma i problemi maggiori riguardano ovviamente i piccoli commercianti - precisa Pasquini -, «molti dei quali sprovvisti di Pos proprio alla luce dell'entità irrisoria dei singoli pagamenti che ricevono, e i professionisti, come commercialisti e avvocati, che non sempre dispongono dei sistemi per l'accettazione di pagamenti con moneta elettronica».
Critica anche l’altra associazione che raggruppa i commercianti, cioè Confesercenti. Il direttore Emanuele Pasquini sostiene che «soprattutto occorre correggere il provvedimento in modo che tenga conto dei gravi oneri da sostenere, dall’attivazione POS alle commissioni su ogni transazione, e della specificità di alcune imprese. Gli esercizi caratterizzati da pagamenti di piccola entità o con margini strettissimi – come i gestori carburanti, i tabaccai, gli edicolanti, i bar ed altri – vedranno infatti il proprio margine dimezzarsi o azzerarsi. E’ il caso dei servizi di pagamento di bollette e canoni offerto dai tabaccai, ad esempio, che diventerebbero per l’imprenditore una spesa, e non un guadagno: dovrebbero infatti pagare per accettare bancomat o carte più della loro commissione per l’operazione. Un problema riconosciuto anche dallo Stato: non a caso il decreto liberalizzazioni, per i carburanti, proponeva la gratuità delle commissioni in caso di pagamenti fino a 100 euro, anche se al provvedimento non è stato dato seguito. L’auspicio è che si possa intervenire per ripartire meglio fra i soggetti interessati i costi e i benefici derivanti dalla modernizzazione dei sistemi di pagamento: abbattere la spesa legata alla loro implementazione è l’unico modo per aumentarne la diffusione».
Un’operazione che, così come strutturata, non piace a Confesercenti: «Una norma che ignora i problemi delle imprese e non agisce sui costi. Il vero ostacolo alla diffusione della moneta elettronica non è la volontà degli esercenti, che non avrebbero difficoltà a venire incontro alla domanda dei consumatori, ma il costo globale troppo alto dell’utilizzo di carte di credito e di debito in Italia, che ricordiamo è il 50% in più rispetto alla media europea».
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