Finanza
«Assurdi i conti in rosso per Puccini»
Il promoter Colombini: «Il successo dei mio Festival dà noia, ma è da lì che si deve partire per una vera promozione»
LUCCA. Potenziare le risorse esistenti, ovvero il museo Casa natale Puccini e il suo Puccini e la sua Lucca Festival. Ed esaltare il ruolo della musica, secondo dinamiche prettamente manageriali. Ecco come Andrea Colombini, ideatore e direttore del Puccini e la sua Lucca Festival lancerebbe la città e i suoi punti di forza nel mondo. Senza aspettare, ma agendo.
Museo Puccini con i conti in rosso. Cosa si può fare per avere una gestione con segno più? «Potenziare ciò che esiste, ovvero il Puccini e la sua Lucca festival e la Casa Natale, dare marketing maggiore a ciò che esiste, creare una sinergia tra ciò che esiste. Dato che il mio festival fornisce trecento concerti l'anno e di buona, spesso ottima, qualità e c'è una Casa natale che ha sì e no dieci visitatori il giorno, se si parte da qui abbiamo già vantaggi. E si fa sistema con associazioni, albergatori ed enti, senza preconcetti medievali. Poi qualcuno mi deve spiegare i conti in rosso con un milione e mezzo di capitale disponibile».
Eccetto le iniziative locali improntate alla ristorazione, tranne La Rondine al Giglio annunciata per novembre, ancora non si ha traccia, per il 2014, di un calendario di eventi pucciniani. A parte il suo festival, ovviamente. Quali potrebbero essere le iniziative da organizzare?
«Partiamo dal presupposto che 280 concerti ci sono, portano decine di migliaia di persone e costituiscono un cartellone vasto che non esiste in tutta Italia. 280 concerti paiono pochi? Sommiamoci altre 40 serate di musica con orchestra che produciamo e già siamo a livello Firenze o Venezia, anzi oltre. E con pubblico per il 99% straniero. L'offerta si aumenta potenziando quello che già esiste in base al principio della sussidiarietà: ovvero perché creare un altro carrozzone pubblico quando un privato ha dato dimostrazione di fare di più, meglio e soprattutto spendere meno? Credo che si potrebbero potenziare ulteriormente Puccini e la sua musica grazie anche alla presenza della nostra orchestra, la Filarmonica di Lucca che costituirebbe a costi decisamente abbordabili un ente stabile per creare ogni mese se non ogni settimana eventi pucciniani più complessi in sinergia col teatro, tra cui opere con le scenografie del Giglio, la nostra orchestra, i nostri direttori, i costumi della Fondazione Cerratelli per esempio. E concerti. Di certo Puccini creato a Lucca e proposto stabilmente attrae gli stranieri, anche se ad esibirsi non c'è Bocelli. Anche a Vienna, lo abbiamo visto».
Non sarebbe il caso di internazionalizzare Puccini? Come opererebbe se fosse il direttore della Fondazione?
«In primis, dovrei diventare direttore e visto ciò che ho fatto per Puccini e come ho portato Puccini nel mondo non credo farei brutta figura. Se fossi il presidente, organizzerei eventi di grande promozione pucciniana con calendario almeno di un anno di anticipo, a costo giusto - senza sprechi come spesso vedo fare -, eventi che promuovano Lucca come città di Puccini e tutto il comparto culturale/turistico ed economico. Investirei sulla musica e sugli eventi, subito e in modo economico, intelligente: qualità, ma costi limitati. Puccini è conosciuto da miliardi di persone solo per la sua musica. Su cosa altro quindi investire? Leggere che il 50% delle risorse della Fondazione è destinato a pubblicazioni mi ha sconvolto».
In poche parole: la chiave del successo del suo festival. Non tutti ci avrebbero scommesso.
«Eh no, è un fulmine che ha dato noia e dà noia a parecchi. Ma che c'è, esiste. Ottimo marketing internazionale, ottimo prodotto culturale offerto».
La stagione 2014 è alle porte. I negozi chiudono. La città rischia di impoverirsi. Come uscire da questa empasse?
«Meno discorsi, più fatti. Persone nuove, competenti e giovani al comando e potenziare decisamente l'esistente, a lunga scadenza e con programmazione almeno per i prossimi due anni. Lucca è famosa nel mondo per due cose essenziali: le Mura e Puccini».
Barbara Antoni
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