Sicurezza
«Quell’elicottero è il nostro incubo»
La famiglia che abita a pochi metri dalla piazzola del nuovo ospedale San Luca: «Durante la prova volavano le tegole». E pensano a un’azione legale
LUCCA. «Abbiamo visto muoversi le tegole del tetto, volare la cuccia del cane, sparpagliarsi per il giardino i panni appena stesi. La siepe di due metri e mezzo si è piegata fino a toccare terra, il rumore è stato assordante. Fogliame e detriti si sono sollevati. Nostra figlia è scoppiata in lacrime, terrorizzata. Ci siamo guardati, non sapevamo cosa fare: abbiamo solo chiuso le finestre e ci siamo barricati dentro». A raccontare, in questi termini, la prima simulazione della messa in funzione della piazzola dell’elisoccorso , realizzato a completamento del nuovo ospedale San Luca, sono Roberta Pellegrineschi e suo marito, residenti a San Filippo, proprio nell'abitazione confinante con la pista, sorta sui terreni a loro espropriati.
A separarli dall'area adibita a partenza e atterraggio dell’elicottero, soltanto una quarantina di metri «insufficienti – sostengono – a preservarci da possibili danni e a farci sentire tranquilli». A poco sono valse infatti le rassicurazioni da parte di Asl e amministrazione che, stando alle dichiarazioni della coppia, avrebbero garantito l’impiego di Pegaso soltanto in casi eccezionali, previa comunicazione alla famiglia.
«Stiamo pensando di farci seguire anche da un avvocato - conclude Roberta Pellegrineschi – ma certo i costi non sono da sottovalutare. Personalmente, non metto in discussione la qualità dell’idea, ma la scelta del luogo: ci auguriamo che questo impianto possa non aprire mai».
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