La manifestazione
S. Martino in Colle ispirava il maestro
Persa la casa natale in corte S. Lorenzo, cercava serenità in campagna dove compose la nuova versione di “Le Villi”
LUCCA. Fu un luogo di riferimento, un porto sicuro in anni difficili, con la casa di famiglia ormai in vendita e ancora senza soldi per comprarne una sua. Così sicuro e tranquillo da dargli l'ispirazione per comporre la nuova versione di “Le Willis”, la sua prima opera, che proprio lì decise di chiamare definitivamente “Le Villi”.
Un legame importante, e ancora poco noto al grande pubblico, quello di Giacomo Puccini con San Martino in Colle, borgo collinare nel comune di Capannori. Un contributo alla conoscenza, tuttavia, lo ha dato 5 anni fa l'associazione culturale Il Ponte con la pubblicazione “Puccini a Capannori”, edita dal Comune, in cui l'autore Aldo Berti ha analizzato a fondo questo legame, ripercorrendo tutti i luoghi pucciniani del territorio capannorese. Tra questi S. Martino in Colle dove il compositore soggiornò diverse volte nei primi anni della carriera: dal 1884 fino al luglio 1891, quando prese in affitto la casa del guardiacaccia Venanzio Barsuglia a Torre del Lago, poi da lui acquistata anni dopo e oggi sede del museo, oltreché il luogo dove è sepolto.
A San Martino, in corte Franceschini, c'era l'abitazione di campagna della sorella Ramelde e del cognato Raffaello Franceschini: una targa apposta 5 anni fa dal Comune di Capannori ricorda la permanenza di Puccini nella casa. Che i suoi congiunti dividevano con quella di città, in via Galli Tassi. Queste due abitazioni rappresentarono per il compositore un rifugio dove trovare pace e affetti nel turbinio di quegli anni: significavano “tornare a casa”.
Dopo la morte della madre Albina nel luglio 1884, infatti, Puccini dovette subito smobilitare l'appartamento natale di corte San Lorenzo - oggi museo – che poi fu comprato dal cognato Raffaello, seppure con la clausola voluta da Giacomo di poterla riacquistare (poi ci riuscì). Non c'era più la casa natale e l'unico rifugio familiare era da Ramelde. Nello stesso 1884 Puccini aveva avuto grande successo a Milano con “Le Willis”, la sua prima opera. Ricordi, il famoso editore, voleva cavalcare quel successo e gli suggerì di migliorarla, allungandola e rendendola più italiana. “Quale posto migliore – scrive Dieter Schickling, uno dei massimi studiosi pucciniani, nel libro “Giacomo Puccini, la vita e l'arte”– della pace di Lucca?”. Così, in autunno, Giacomo andò a San Martino, dove completò il nuovo finale del secondo atto dell'opera. Il pezzo “Gran scena e Duetto finale” è datato San Martino in Colle 28 ottobre 1884. Ed è lì, informa ancora Schickling, che decise di scegliere come nome definitivo “Le Villi”, variante italiana alternativa a “Le Willis”, nome dal suono troppo tedesco. Si sa per certo, poi, che Puccini fu di nuovo a S. Martino nella primavera del 1885, come attesta una lettera scritta al librettista Fontana, che aveva collaborato con lui alla stesura di “Le Villi” e ora lavorava a quella di “Edgar”. E da altre lettere si capisce che erano frequenti i suoi soggiorni in Lucchesia. A spingere il maestro nella sua natia Toscana, però, non era soltanto il bisogno di tranquillità per comporre la sua seconda opera. A Lucca c'era Elvira, la donna che sarà la sua compagna per tutta la vita e che per lui – nel 1886, dopo la nascita di Antonio, frutto del loro legame - lasciò il marito e il figlio Renato, portando con sé l'altra figlia Fosca, di 6 anni. L'inizio della loro relazione è avvolto da un velo di incertezza, anche se i biografi concordano nel farlo risalire all'autunno del 1884. Certo è che fu subito uno scandalo. Elvira e Giacomo erano mal visti nella loro città e si stabilirono a Monza, dove nacque il loro figlio Antonio. Quando tornavano a Lucca, non abitavano insieme: lei andava dalla sorella a Firenze, lui si fermava da Ramelde e Raffaello, con i quali aveva un rapporto molto stretto e confidenziale. Non a tal punto, però, da poter dormire con Elvira a casa loro. Schickling racconta un episodio del 1891, peraltro un anno terribile per Puccini in quanto a marzo morì il fratello minore Michele, anch'egli musicista, emigrato in Brasile dove rimase vittima di un'epidemia di febbre gialla. Scrive Schickling: “All'inizio di maggio Puccini va a Lucca, per passare alcuni giorni con Elvira nella vicina San Martino. Quando lei era già ripartita per Firenze, la locandiera lo rimprovera aspramente perché ha saputo che i due non sono sposati”. Una situazione che Puccini patì molto e si risolse soltanto il 3 aprile 1904, quando a Torre del Lago si unì in matrimonio con Elvira, rimasta vedova.
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