Il dolore
Oltre 150 posti nei centri di accoglienza
Dal dormitorio della Croce Verde alla struttura per donne con figli a Vicopelago, ecco la mappa a Lucca e nella Piana
LUCCA. Sono quindici le strutture di accoglienza a Lucca e nella Piana. Con oltre 150 posti letto per le persone, italiane o immigrati, in situazione di difficoltà, per le donne con figli, per gli anziani alle prese con l’emergenza abitativa.
E rappresentano un polmone importante per chi vive una situazione di disagio, anche se l’aspirazione ad avere un alloggio che consenta una vita normale è ovviamente comune a tanti.
Partiamo dal comune capoluogo, quello di Lucca.
In via Brunero Paoli c’è il dormitorio pubblico con 16 posti letto per italiani e immigrati. Lo gestisce il Gvai, tempo di permanenza di un mese con possibilità di proroghe.
In via Brunero Paoli c’è anche una casa accoglienza per 11 immigrati, gestita dal Gvai, con tempo di permanenza di 1 anno, prorogabile per sei mesi.
Alla Croce Verde di viale Castracani c’è un altro dormitorio con 22 posti letto con le stesse modalità. Accesso diretto, un mese di permanenza prolungabile.
Sempre la Croce Verde ha a disposizione un modulo, un alloggio di transizione, per un individuo o famiglia in emergenza abitativa, con tempo di permanenza stabilito di volta in volta. L’associazione gestisce inoltre Casa Serena, i 6 alloggi di transizione per anziani in via del Crocifisso, con possibilità di permanenza pluriennale.
Altre due strutture sono presenti nel centro storico. Si tratta del centro Sirius, struttura intermedia per ragazzi immigrati soli, con sei posti. Gestione del Gvai con tempo di permanenza di sei mesi, prorogabile.
In via dell’Angelo Custode c’è invece la casa accoglienza ex Artigianelli, ancora a gestione Gvai. Può accogliere 14 immigrati per un periodo massimo di due anni.
A Vicopelago è attiva la casa accoglienza Alma Domus per 12 donne immigrate con figli, gestita dal Gvai con tempo di permanenza da definire.
Numerose sono anche le strutture di accoglienza presenti sul territorio del comune di Capannori.
Si parte dalla casa accoglienza di Lunata, visitata martedì sera anche dal governatore Enrico Rossi, gestita dalla coop Odissea per conto del Comune. Può accogliere fino a 30 immigrati (anche rifugiati) per un periodo di un anno.
A Segromigno in Monte è attiva la casa Le Querce, gestita dalla coop Odissea, che può accogliere quattro donne immigrate per 6 mesi-1 anno.
L’Odissea gestisce anche la casa di Colognora (di proprietà della parrocchia), un alloggio di transizione e pronta accoglienza, che può ospitare tre donne fino a due anni, con accesso esclusivo attraverso il servizio sociale del Comune di Capannori.
La coop Margherita e le altre gestisce invece la Casa accoglienza di S. Margherita, destinata a un massimo di cinque donne italiane o immigrate con figli. L’accesso avviene attraverso il servizio sociale per un periodo da definire.
A Segromigno in Piano c’è la casa accoglienza S. Gemma della congregazione missionaria “Sorelle Gemma”. Può ospitare sei donne italiane e immigrate con figli fino a tre anni, accesso tramite servizio sociale, periodo di tempo da definire.
A Pieve San Paolo sono attivi tre alloggi di transizione “Il Cedro” gestiti da Giovani e Comunità in convenzione con Comune e Asl. A disposizione dieci posti letto per uomini, donne e famiglie, italiani o immigrati, in condizioni di grave marginalità sociale e abitativa.
Accesso attraverso il servizio sociale per 6 mesi-1 anno con possibilità di proroghe.
Infine il Centro di prima accoglienza di Guamo, gestito dal comitato parrocchiale in convenzione con il comune. E’ riservato a 12 uomini italiani o stranieri in emergenza abitativa, con accesso diretto (le domande vengono valutate da una commissione presieduta dal parroco di Guamo) e periodo di permanenza di 6 mesi-1 anno, prorogabile in casi eccezionali.
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