Attenzione
«Fatto grave, ma non voglio alzare i toni»
Tambellini amareggiato per le tensioni che ritiene provocate in modo strumentale sui progetti per gli emarginati e i rom
LUCCA. Non parla volentieri il sindaco, Alessandro Tambellini. Anzi è rammaricato per il clamore sususcitato dalla notizia data dal Tirreno in merito alle minacce e alle offese ricevute sui suoi numeri telefonici e sulla presenza di due donne andate addirittura a casa sua per far presente la loro contrarietà al progetto di assegnare agli emarginati (italiani, stranieri e nomadi) le 7 case che si realizzeranno nello stabile che il Comune recupera in via Brunero Paoli.
«Avrei preferito che lo sfogo avuto martedì sera – afferma - non venisse a conoscenza della stampa. Non è mia intenzione alzare ulteriormente i toni di un confronto degenerato. Certo, non fa piacere ricevere minacce e offese, ma sono certo che la polizia saprà fare il suo lavoro per far cessare gli attacchi e individuare i responsabili. Per quanto mi riguarda sono assolutamente tranquillo e determinato a portare avanti il progetto, ma mi dà fastidio che addirittura si intervenga anche sulla mia famiglia. In ogni caso credo che sia utile per tutti, a partire da me, abbassare i toni e riportare il confronto entro i termini di un dibattito civile, sia pure caratterizzato da posizioni contrastanti».
Tambellini rimane tuttavia amareggiato per il cima di odio che ritiene si sia fomentato sulla vicenda.
Trova strumentali gli attacchi di chi per decenni, governando la città, nulla ha fatto per sanare la questione del rapporto con rom e sinti e nulla di alternativo è in grado di proporre in concreto. Censura ricostruzioni della vicenda che ritiene del tutto forzate e unidirezionali, ma riconosce anche che, da parte dell’amministrazione comunale, c’è stato qualcosa che non ha funzionato nella comunicazione: sarebbe stato certamente il caso che dei progetti allo studio si desse notizia alla città prima che venissero scovati dalla stampa, dando l’impressione di una iniziativa che si voleva portare avanti a fari spenti.
Resta il fatto che il sindaco non riesce a spiegarsi il motivo per cui c’è chi insiste a sostenere che le case in via Brunero Paoli sono solo per i nomadi, quando più volte è stato specificato - come appare anche negli atti del provvedimento della Regione che concede parte dei fondi per il recupero -che gli appartamenti saranno assegnati agli emarginati italiani, stranieri o anche rom in base alla graduatoria stilata a termini di legge.
E, pur capendo come aree politiche che guardano a destra abbiano tutto l’interesse ad avversare l’ubicazione, in pieno centro storico, degli alloggi per gli emarginati, Tambellini resta perplesso della violenza delle critiche fatte anche da chi mai in passato si era espresso contro le amministrazioni dell’epoca, che avevano fatto scelte analoghe per le case di via della Cavallerizza, di via delle Chiavi d’Oro e di via delle Sette Arti. Di qui la convinzione che gli attacchi di oggi siano del tutto strumentali.
Resta il fatto che questo clima ha portato alle minacce e alla presenza nella casa del sindaco di due donne che volevano parlare a tutti i costi di loro situazioni personali, decise ad attendere il sindaco fino al suo ritorno e convinte a stento ad andarsene dalla moglie di Tambellini, che si è però sentita apostrofare per le “case date ai rom”. Le due donne si erano presentate a S. Alessio intorno alle 23 e avevano chiesto del sindaco. Alla moglie che aveva risposto «Mio marito è fuori» avevano replicato con fare minaccioso: «Dovrà pur tornare, no? Noi vogliamo una casa, non la deve dare ai rom».
Sul caso sono scattate le indagini della questura, affidate agli uomini della Digos guidati dal dottor Simone Scalzo. La polizia lavora a 360 gradi dopo la denuncia presentata dal sindaco. Nel mirino in particolare le utenze da cui sono partite le telefonate minatorie, ma anche il tam-tam su alcuni siti ben identificati, sui blog e su Fb.(m.i.;d.c.)
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