Il Tirreno

Lucca

La vita sempre di vedetta degli “abbonati” alle piene

di Nadia Davini

Notti insonni per difendersi dalle alluvioni. E c’è chi è andato sotto cinque volte

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LUCCA. Quando piove forte la regola, prima di andare a dormire, è quella di affacciarsi alla porta di casa e guardare il livello dell'acqua. Oppure scendere in strada, correre al ponte, aspettare direttive. E sperare. «Ormai lo sappiamo – raccontano gli abitanti di via Spazzavento a Castiglioncello – quando piove forte e ininterrottamente da ore non si dorme». «Per me è così da sempre – continua una signora che abita proprio su rio Selvareggio – da quando nel '73 l'acqua mi entrò in casa per la prima volta. Ottanta centimetri di fango, melma, detriti. Da allora è successo altre quattro volte. E quando piove forte come l'altra notte io non dormo: controllo il livello del fosso, chiamo i vicini e metto in funzione le pompe, una elettrica e una a scoppio. L'altra notte quella elettrica non riusciva a pescare l'acqua, ce n'era troppa. Quando la Protezione civile ci ha chiamato erano le due di notte, ma qua eravamo in strada già dalla sera. Stavolta l'acqua si è fermata in giardino, che è diventato una pozza, mentre l'orto è sommerso. Subito abbiamo messo le paratie alle porte e siamo rimasti svegli fino alle 6».

Silenzio dopo il dramma. Dopo giorni di pioggia, i primi raggi di sole si specchiano nel fango e in pozzanghere larghe quanto le strade. Intorno la natura presenta ferite profonde, gli abitanti si muovono a piedi o in bicicletta, qualcuno con l'Ape sposta i detriti recuperati in giardino, le pompe sono in funzione un po' ovunque. Il silenzio fa da cornice a uno scenario che si presenta come un libro a cielo aperto. Sul quale è descritta tutta la forza esplosa in poche ore, che ha trascinato via un pezzo di argine del rio Castiglioncello e ha fatto franare parti di colline e di monti. Ma che racconta anche quello che poteva essere e che, invece, non è stato. E una conferma: dove i lavori sono stati fatti, dove la manutenzione è stata costante ed efficiente, l'acqua ha fatto paura, ma non danni.

«Se si fosse rotto l'argine vicino al ponte – spiega la signora Bianchina, che abita accanto al rio Castiglioncello – sarebbe stato un dramma. Perché l'acqua sarebbe entrata in tutte le case di Castiglioncello e chi è sotto il livello del fiume avrebbe avuto danni incalcolabili. Io abito al primo piano, ma mia figlia che sta a piano terra ha avuto l'acqua in casa già diverse volte. Tutti nella zona sono stati alluvionati almeno una volta. Tutti abbiamo le pompe a immersione in cantina, pronte per essere messe in funzione».

Di vedetta sui torrenti. Ore e ore di vedetta sul fiume e sui rii che tagliano, irrigano e squadrano i campi dell'Oltreserchio. Chi abita sotto il monte, lungo la strada che da Nozzano porta a Massaciuccoli, teme le frane, i boschi non sono puliti e come piove un po' di più c'è il rischio che l'acqua porti via cumuli di terra, tronchi e radici. Chi ha la casa sulla strada di Balbano l'acqua, l'altra notte, l'ha vista spuntare da dietro, dai campi. I sacchetti di sabbia hanno tenuto, ma non del tutto e dieci abitazioni si sono allagate.

Come il forno in piazza a Nozzano. Che è il punto più basso di tutto l'Oltreserchio. «La piazza è diventata un lago – racconta Elda Carlotti del comitato Uniti per l'Oltreserchio -, il parcheggio era sparito. I campi dietro casa si sono allagati, qualcuno dice che c'è un metro e mezzo d'acqua. Io avevo le pompe in funzione. Dal 2009 (anno dell'alluvione a Santa Maria a Colle e Ponte San Pietro, ndr), tutte le volte che piove forte ci chiamiamo noi del comitato, per restare in contatto e per scambiarci informazioni. Abbiamo fatto e stiamo facendo un bel lavoro, la prima prevenzione deve maturare tra i cittadini».

Cinque volte sott’acqua. Poi c'è chi dal salotto sente il rumore di rio Castiglioncello, che è un torrente importante, perché raccoglie l'acqua di tutti i monti vicini e ha passato la notte tra sabato e domenica sul ponte a vigilare. Tanti ieri sono rimasti a casa: i cittadini camminano per Nozzano, incontrano i vicini e si scambiano impressioni, pensieri, paure. Fanno la conta dei disagi subiti. «Ma le cataratte hanno funzionato?», chiede qualcuno. Tanti restano incollati davanti a tivù e smartphone per il bollettino che si aggiorna di continuo, altri parlano con i volontari della Protezione civile, presenti nella zona da 96 ore. C'è anche chi è dovuto andare a lavoro per contare i danni. Come Donato, proprietario della segheria Allegrini a Castiglioncello. Il magazzino era allagato, ma ieri mattina la situazione era tornata sotto controllo. «È la quinta volta che entra l'acqua – dice rassegnato – ormai siamo attrezzati. Il primo anno che si allagò, entrai dentro e accesi l'interruttore: impianto elettrico bruciato e 60mila euro di lavori». I tempi, certo, non sono facili e gli allagamenti non aiutano. «Da trenta dipendenti – racconta – siamo passati a dieci. La crisi c'è».

«Basta piova un po’ di più». Proseguendo avanti, dopo la segheria, la strada continua e porta a diverse abitazioni. Siamo sotto il monte, da lontano si vede il ponte di rio Castiglioncello, l'argine esondato si scorge appena. Eppure anche qua l'acqua è entrata in casa, ha allagato i giardini e gli orti, ha sporcato i muri dei garage. Tutte le abitazioni sorgono su entrambe le sponde di rio Selvareggio: un fossato abbastanza grande e molto sporco. «Dopo l'alluvione del '73 – raccontano le famiglie – c'è stata quella del '94. Poi qualche anno di tregua, ma negli ultimi tempi, come piove un po' di più, si va sott'acqua. Qua il problema è la manutenzione del fosso, che è sporco e pieno di cumuli: una volta ci si passava col barroccio sotto il ponte, ora è impossibile. Vengono solo per tagliare l'erba, che poi lasciano lì e non la portano neanche via». L'altra notte il rio si è gonfiato, l'acqua è salita all'altezza del ponte, i detriti restavano impigliati nella ringhiera, alcuni uscivano fuori. «Vedi questa ringhiera – un signore indica il ponte, con il parapetto segato in due – è così dal 1994. Divelta e spezzata: vennero, dopo l'alluvione, per fare i lavori sul fosso. Tagliarono la ringhiera, iniziarono le operazioni, poi si accorsero che era impossibile intervenire e lasciarono tutto così». Tutto così da quell'anno.

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