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Lucca

i lavori a marlia

Dieci posti a rischio all’Esselunga

Dieci posti a rischio all’Esselunga

Sono i dipendenti dei negozi. I sindacati si appellano al Comune

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MARLIA. Un tavolo in Comune per farsi carico dei dieci lavoratori che - attualmente - sono senza occupazione a causa dei lavori di ristrutturazione dell’Esselunga di Marlia. La richiesta arriva dalle organizzazione di categoria di Cgil e Cisl, che nel contempo però promuovono complessivamente l’operazione della grande catena di supermercati e la gestione del personale del punto vendita.

Massimiliano Bindocci, della Filcams Cgil e Giovanni Bernicchi della Fisascat Cisl ricordano che il supermercato rimarrà chiuso a lungo, forse oltre un anno, per ricavare una struttura molto più grande con una nuova galleria commerciale, dove stando alle indiscrezioni dovrebbe aprire un bar Atlantic ed una profumeria con società di Esselunga come a Porcari. .

«L’azienda nella gestione dei poco meno di cento lavoratori coinvolti a Marlia ha dimostrato essere in grado di gestire il personale senza mettere in discussione i livelli occupazionali ed addirittura senza volere utilizzare gli ammortizzatori sociali. La trattattiva si è prolungata per circa un mese perchè inizialmente l'azienda intendeva collocare il personale anche in zone più lontane: solo dopo un paio di incontri ed assemblee si è condiviso un accordo che prevede la collocazione temporanea del personale nell'altro negozio di Capannori (Lunata) e nei punti vendita dei comuni confinanti cioè. Ovviamente il personale uscito avrà diritto di precedenza sulla ricollocazione nel futuro negozio ed anche questo è stato condiviso nell'accordo».

L'unica nota dolente - concludono i sindacalisti - è per alcuni dipendenti dei punti vendita della galleria commerciale che a oggi hanno perso il posto di lavoro e per cui Esselunga non ha voluto prendere impegni nemmeno in termini di prelazione su eventuali future assunzioni: «Al momento il saldo occupazionale è di oltre 10 posti di lavoro persi tra le addette delle varie attività ubicate (negozio scarpe, tessile, abbigliamento, bar ecc), quasi tutte donne. Crediamo che l'amministrazione comunale debba convocare l'azienda prima della riapertura per provare ad affrontare questa situazione».

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