Sicurezza
Museo della Liberazione ancora chiuso, lo scandalo non cessa
Tutto pronto nelle sale cliccatissime e visitatissime quando aprono ma il Comune non rispetta la convenzione e non si cura della risorsa
LUCCA. Possibile che nell’anno delle celebrazioni per i 70 anni dalla Liberazione dalle cerimonie ufficiali venga tenuto ai margini il Museo di via Guinigi, cliccatissimo sul web e fonte preziosa di istruzione per le scolaresche e per tanti visitatori nei rari giorni in cui riesce ad aprire? Possibile che il Comune non tenga in alcun conto la convenzione ventennale che assegna al Museo l’uso dei locali di Palazzo Guinigi gratuitamente, in cambio della completa eredità di tutti i cimeli e del materiale, di proprietà privata, raccolto dall’Associazione Amici del Museo storico della Liberazione presieduta dal colonnello Fausto Viola? Possibile che ancora il Museo non disponga dell’agibilità pur facendo parte dello stesso immobile per cui qualcuno in Comune ha firmato l’agibilità per i piani superiori che ospitano il Must, museo della città?
E ancora: possibile che dopo una telefonata fatta più o meno tre mesi fa, l’assessore alla cultura, Alda Fratello, ancora non abbia fatto al Museo la visita anticipata e, soprattutto, non si sia adoperata perché la convenzione venga finalmente rispettata?
Nella scombinata gestione delle risorse storiche, culturali e turistiche della città (di cui certo non si può fare colpa per il passato all’attuale amministrazione, che però poco ancora ha fatto per invertire il trend) tutto è possibile. Anche di vedere chiuso, dal 25 aprile (e prima lo era stato per altri mesi) un Museo che richiama centinaia di visitatori: ottocento e più in un solo giorno, il 25 aprile 2013, con appena un annuncio sui giornali il giorno prima dell’apertura. E sul registro dei visitatori ci sono firme di gente giunta da tutta Italia e dall’esterno, turisti affascinati dalle storie di vita e morte ricostruite dal Museo con documenti, foto, indumenti, arredi e cimeli avuti in donazione da privati e fondazioni. Del resto quanto il Museo della Liberazione interessi ne sono testimonianza non solo il sito internet e le firme dei visitatori, ma anche l’esperienza di Gabriele Calabrese, anima della cooperativa di guide Turislucca, il quale conferma il grandissimo interesse non solo di americani e brasiliani che in Lucchesia hanno avuto parenti impegnati nella Liberazione, ma di tutti gli altri ospiti in giro per la città.
Finirà questo scandalo? Il dubbio è d’obbligo: la questione è stata posta al centro dell’attenzione più volte dal nostro giornale, ma la migliore risposta dell’amministrazione comunale è stata finora il silenzio. Sia sotto la guida dell’ex assessore Favati che sotto quella di chi l’ha sostituita. E anche del presidente del consiglio comunale, Matteo Garzella, che presiede il comitato per le celebrazioni.
Intanto il Museo è pronto per aprire, con le sale piene di arredi e reperti ricevuti anche recentemente in dono. «Raccontiamo la guerra per costruire la pace – spiega il consulente scientifico Andrea Giannasi – puntando non sui cimeli, ma sulle storie delle persone che nella Liberazione di Lucca hanno avuto ruoli e drammi diversi, tutti documentatissimi». Il Museo avrebbe un denso calendario di iniziative a partire da sabato 25 quando riceverà le terre del Don dalla delegazione dell’Armir (in Russia perirono anche tanti lucchesi). Poi ci saranno giornate della memoria e altre inziative. Sempre che il Comune si ricordi della convenzione e riesca a ottenere dagli uffici tutti gli atti necessari per far aprire il Museo.
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