Gioco
L’Italia resta in vendita ma la Curia non scende sotto i due milioni
«Ci sono interessati all’acquisto e non siamo affatto disposti a svendere». A rischio dall’estate la programmazione al cinema
LUCCA. Il cinema Italia resta in vendita e sotto la cifra di 2 milioni la Curia non è disposta ad aprire nessuna trattativa per la cessione dell'immobile di sua proprietà. La precisazione arriva da monsignor Michelangelo Giannotti che, interpellato da Il Tirreno, chiarisce il futuro della storica sala di via santa Gemma Galgani. Un dato di fatto è che l'immobile che ospita il cinema è in vendita da oltre due anni e a questa incertezza si è aggiunto l'obbligo nel 2014 di dotare la sala di impianto digitale. Da giugno spariranno i film in pellicola. «I locali dell'Italia - afferma il vicario del Vescovo - sono stati messi sul mercato dalla diocesi nella necessità di reperire fondi per un progetto di ristrutturazione di alcuni locali, nel centro storico, per un più completo servizio alla diocesi, alla cultura e alla cittadinanza».
Col ricavato della vendita la Curia intende ristrutturare altri edifici, anche ad uso pastorale diocesano, in particolare il complesso “ex Artigianelli”, con una sala plurifunzionale per eventi sociali e culturali. Un'offerta concreta per l'acquisto dell'immobile che ospita l'Italia è arrivata da Mimmo D'Alessandro, patron del Summer festival. La sua idea è trasformarlo in uno spazio culturale per concerti, musica dal vivo e cinema.
«Ci sono interessamenti per lo stabile» conferma don Giannotti. Immobile che la Curia arcivescovile valuta non meno di 2 milioni. D'Alessandro, che a settembre ha rinnovato la proposta per iscritto, sostiene di avere offerto molto meno, tenendo conto anche dei lavori di restauro. «Questa è la cifra che consideriamo non diminuibile come offerta – afferma don Giannotti - che anche se impegnativa non è una grossa somma. Sotto questa cifra non apriremo nessuna trattativa. La Curia ha la responsabilità di “non svendere” quello che le appartiene e che ha come finalità un ulteriore servizio alla città e alla cultura». Il cinema per ora continuerà regolarmente la sua programmazione. Anche se la chiusura sembra inevitabile se non si investirà nel digitale. La “morte” del formato 35 mm è fissata per giugno, imposta come norma. Ma già oggi le politiche dei distributori penalizzano la pellicola ed anche le piccole sale dovranno adeguarsi o chiudere. Un'operazione che la Curia non ha voluto realizzare perché non ritiene conveniente investire in una sala in vendita e che necessita di importanti interventi di ristrutturazione che comprendono il cinema stesso. Insomma l'Italia senza digitalizzazione potrebbe andare avanti al massimo fino all'estate. La Curia però precisa che la valutazione se investire nel digitale spetta al gestore (don Alessandro Banducci), titolare della licenza cinematografica. Uno sconto del 50% sulla spesa (circa 60 mila euro) è offerto dal bando regionale, ma scade è il 31 gennaio. Il cineforum Ezechiele era anche disposto ad accollarsi la spesa, ma la proposta è stata respinta dal gestore ed ha dovuto traslocare all'Astra. «Non c'è una data di chiusura del cinema Italia - chiarisce don Giannotti – e il non investimento sull’acquisto dell’impianto digitale non dipende da noi ma da chi, di fatto, gestisce l'Italia. Una valutazione che può fare solo chi conosce il “sistema”, ovviamente informato delle decisioni ed intendimenti della diocesi. Il fatto che ormai le proiezioni richiedano nuove tecnologie implica che questa valutazione possa e debba farla chi gestisce la programmazione e l’uso dello stabile».
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