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“Casa della Città” e facilitatori l’assessore spiega le funzioni

“Casa della Città” e facilitatori l’assessore spiega le funzioni

Nello spazio davanti al Giglio tolto al Summer Festival l’amministrazione comunale mira a favorire il confronto sulle scelte urbanistiche in corso di revisione e da portare a compimento entro il 2014

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LUCCA. Che cosa è la Casa della Città? Dopo le polemiche dei giorni scorsi sullo “sfratto”, in senso figurato, dato al Summer Festival, l’assessore comunale Serena Mammini prova a chiarire le funzioni del nuovo ufficio.

«È uno spazio nuovo – dice – che vuole veicolare un approccio trasparente e semplificato a questioni considerate complesse, da "addetti ai lavori", come quelle del governo del territorio durante la fase di redazione del nuovo piano strutturale. «Non ci sono precedenti nella nostra città. Non a caso Lucca è sempre stata segnata da scelte poco condivise - e molto contestate una volta rese esecutive - pensate in stanze inaccessibili, e poi calate dall'alto come un'imposizione. Ecco perché la Casa della Città vuol essere un elemento di forte discontinuità con il passato, segno tangibile di una nuova cultura di consapevolezza».

La Casa aggiunge l’assessore, non rappresenta «solo uno sportello informativo - benché svolga, tra le altre, quella funzione - ma è di per sé stimolo per una relazione diversa e più matura tra amministrazione e cittadini. Vogliamo che sia un luogo di interfaccia con la città che va definendosi attraverso l'uso concreto che i lucchesi vorranno farne. Le organizzazioni di cittadini interessate a utilizzarlo per approfondire tematiche inerenti il territorio, per svolgere riunioni, per lavorare a dei progetti, potranno farlo gratuitamente.

«L'amministrazione comunale tutta, con compattezza, ha ritenuto strategica la sua apertura intuendone le potenzialità per avviare fattivamente un dialogo che non lasci le questioni in stallo ma sia anzi capace di portare a scelte chiare in tempi e modi sempre più efficaci.

Questo spazio non nasce, non è e non sarà appannaggio del solo assessorato all'urbanistica, tutt'altro: il nome stesso che abbiamo scelto - Casa della Città - sta a indicarne la vocazione collettiva e trasversale».

La Casa della Città, informa l’assessore, dispone di cinque postazioni internet con connessione a banda larga e di strumenti specifici per studenti e professionisti:

«Sono stati proprio alcuni giovani neolaureati in architettura a fare visita alla Casa della Città e, accolti con professionalità dal nostro valido "sitista", hanno predisposto di tornare per poter lavorare con i mezzi messi a loro disposizione – aggiunge Mammini –. Anche alcuni rappresentanti di organizzazioni cittadine sono venuti, già durante il periodo delle festività natalizie, per offrire il loro contributo a questo impegno importante che l'amministrazione Tambellini - come da cronoprogramma - vuole portare a termine entro il 2014. Stiamo elaborando altre idee per la Casa della Città.

«Vorremmo portare fisicamente lì in consultazione quei testi fondamentali per lo studio del territorio, di autori come Santini (Pier Carlo), Ragghianti, Mazzarosa, per iniziare; una bibliografia ampliabile con i suggerimenti che da più parti ci arriveranno e volentieri raccoglieremo. Ci piacerebbe anche far presentare a giovani laureati le loro tesi inerenti progetti di rigenerazione urbana dedicati alla nostra città. E, ancora, fare cultura della città, con percorsi di approfondimento sull'archeologia industriale, sull'urbanistica verde o sulla storia di alcuni tra i più significativi edifici pubblici». L’assessore parla poi dell’assunzione dei facilitatori per la partecipazone, ricordando che sono previsti dalla normativa e che fanno parte a pieno titolo «dell'ufficio di piano, costituito da un gruppo di gestione della fase tecnica e da un altro dedito a quella consultiva».

Nell’auspicio che questa iniziativa dimostri la sua utilità e dia i frutti che indica l'assessore Mammini, restano alcune questioni che meritano di essere puntualizzate.

Intanto la comunicazione. La Casa della città è arrivata come una navicella spaziale la mattina della conferenza stampa sulla revisione della normativa urbanistica. È mancata un’adeguata informazione preventiva non solo per gli organi di informazione, ma anche e soprattutto per i potenziali fruitori. Anche ammesso che la nuova struttura si riveli determinante, resta il fatto che il comportamento nei confronti dell'organizzatore del Summer Festival, Mimmo D'Alessandro, intimato e costretto a sloggiare in quattro e quattr'otto, non sembra addirsi alla considerazione, al rispetto e anche all'educazione che un'amministrazione comunale in particolare dovrebbe sempre avere come metodo e principio.In particolare verso un soggetto che, piaccia o no, ha portato Lucca alla ribalta mondiale, la riempie di visitatori e fa arrivare milioni di euro che si traducono non solo in ricchezza per commercianti, ristoratori e albergatori, ma in posti di lavoro. E di questi tempi appare un errore grave rischiare di mettere a repentaglio questo decisivo sostegno all'economia, all'occupazione e alla promozione della città.

Avrebbe fatto bene a ricordarlo, sempre per rimanere nel campo della considerazione, anche l'assessore Fratello che da luglio ad oggimai ha sentito la necessità di vedere come era fatta la persona che tanto porta alla città. C’è da stupirsi se D’Alessandro si è sentito snobbato e maltrattato?

Infine la questione dei facilitatori, una di quelle parole che fanno di per sé aumetare la diffidenza degli italiani nei confronti dei burocrati che le inventano. Ammettiamo che siano così indispensabili, oltre che previsti dalla normativa: per convincere i tanti dubbiosi che non si tratti di uno spreco di danaro pubblico, sarebbe opportuno che fosse chiarito cosa in concreto devono fare, con quale preparazione e competenza. E dovrà essere altrettanto chiaro quali sono i requisiti richiesti, chi fa la selezione e con quale criterio si affidano gli incarichi. (m.i.)

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