Sicurezza
Wepa, trattativa chiusa L’attività non riparte
FABBRICHE DI VERGEMOLI. Fumata nera, anzi nerissima, per i dipendenti dello stabilimento Wepa in riva alla Turrite. A certificarlo ieri mattina, spegnendo ogni speranza di un futuro roseo, è stata la...
FABBRICHE DI VERGEMOLI. Fumata nera, anzi nerissima, per i dipendenti dello stabilimento Wepa in riva alla Turrite. A certificarlo ieri mattina, spegnendo ogni speranza di un futuro roseo, è stata la vecchia (e attuale) proprietà della multinazionale cartotecnica. Nell'incontro svoltosi in Assindustria, infatti, è emerso ed è stato confermato il timore delle 21 maestranze impiegate nella struttura: Wepa ha comunicato la chiusura definitiva della trattativa, sostenendo la sua non colpevolezza della mancata vendita alla new co. che avrebbe dovuto rilevare il ramo d'azienda, ripartendo con il nuovo marchio "Cartiera della Turrite". Quindi, nulla di fatto, anche se da tempo erano in molti a pensare che, sotto sotto, questa cordata tutta lucchese non fosse realmente interessata all'acquisto.
Il management del gruppo tedesco che controlla Wepa, ha dimostrato coi fatti la sua volontà, disinvestendo nel complesso in riva al torrente Turrute, e lasciando a casa tutto il personale, tuttora in cassintegrazione a zero ore. Tranne, come accaduto nei mesi scorsi, quei pochi che hanno deciso di trasferirsi in altre unità produttive del gruppo. Ieri, a Palazzo Bernardini, c'erano i rappresentanti di Assindustria, i vertici dell'azienda, le sigle sindacali interessate dalla partita e anche l'ex sindaco Oreste Giurlani, ufficialmente in veste di presidente Uncem Toscana. L'azienda ha ribadito di non poter far ripartire lo stabilimento e valuterà eventuali ammortizzatori sociali. Resta da chiedersi cosa sia successo da quel 18 novembre scorso (data in cui ci sarebbe dovuto essere il passaggio ufficiale di proprietà e contestualmente la ripresa delle produzioni) ad oggi. Un affare che sembrava già fatto, poi saltato come per magia, lasciando solo amarezza. Cifre e dettagli tra la Wepa e la società svizzera che avrebbe gestito la new co. erano stati messi nero su bianco a più riprese. Evidentemente, sono mancate le garanzie, o dopo l'alluvione del 21 ottobre è saltato qualche piccolo ma decisivo ingranaggio. Ma c'è chi pensa, tra i dipendenti del plesso fabbrichino, che sia stato tutto un bluff. La certezza è che gli impianti di un sito che produce 18mila quintali di produzioni annue esportate in tutta Europa, dotato di impianti sicuri e all'avanguardia e personale competente, resteranno ancora spenti. E chissà fino a quando. Intanto Giurlani non molla, e cerca di tenere in vita ogni barlume di speranza: «La situazione è difficile, e si è ribadito che sarà accettata la chiusura né tanto meno lo smantellamento dello stabilimento. La proprietà deve assumersi le responsabilità della situazione e rispettare gli impegni presi a suo tempo. Sto lavorando per trovare altri compratori».
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