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Possiamo andare avanti anche senza quella rassegna

LUCCA. Duro con il promoter D’Alessandro, al quale contesta modi e termini. Antonio Vezzosi, che è stato consigliere comunale di Vivere Lucca e anche membro della commissione di gestione del Giglio...

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LUCCA. Duro con il promoter D’Alessandro, al quale contesta modi e termini. Antonio Vezzosi, che è stato consigliere comunale di Vivere Lucca e anche membro della commissione di gestione del Giglio dal 1994 al 1998, dice che l’organizzatore del Summer ha superato ogni limite. «Come si permettedi dire ad un’amministrazione comunale e ad un sindaco cosa si deve o non deve fare? Come si permette anche solo di pensare che debba essere l’assessore alla cultura Fratello a chiedere gentilmente un incontro ad un imprenditore di nome D’Alessandro: neppure ci trovassimo difronte ad un benefattore che vuol fare una importante donazione alla città. Vorrei ricordare a D’Alessandro che la cultura, anche quella musicale di cui lui sembra essere rimasto l’unico testimone vivente, esisteva nella nostra città ben prima della sua discesa.

«Abbiamo uno dei pochi teatri di tradizione che non ha mai smesso di operare e, prima del suo quindicinale monopolio cultural-musicale della città, vi erano già stati forti segnali di risveglio con l’amministrazione Lazzarini, che riuscì a portare, tra molti altri importanti artisti, Michel Petrucciani in piazza Anfiteatro, solo per citare un esempio. Ma potrei ricordare tutte le associazioni cittadine più o meno grandi che sono rimaste soffocate dal Summer Festival e dalla politica egemonica di Mimmo D’Alessandro. L’amministrazione Tambellini ha sottoscritto con questo signore una convenzione quinquennale. Ebbene, se questo non basta, se continua ad esserci un diffuso malessere in questo imprenditore, lasciamolo libero di decidere del suo futuro. Sono convinto che la nostra città abbia la possibilità di farcela da sola, magari evidenziando le eccellenze locali che esistono a Lucca in questo settore sia in ambito imprenditoriale che in quello dell’associazionismo. Creare una filiera corta della cultura a Lucca e riprenderci la nostra città non è impossibile e sono convinto che in molti si metterebbero al lavoro già da domani, con lo spirito di abnegazione ed umiltà che contraddistingue noi lucchesi».

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