Il Tirreno

Lucca

Quando Lucca disse no a Eataly

di Luca Cinotti
Quando Lucca disse no a Eataly

Oscar Farinetti era pronto a gestire il Carmine rinnovato da Polis. Ma la proposta venne bocciata

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LUCCA. C’è stato un momento, un lungo momento durato qualche mese, nel quale Lucca ha avuto la concreta possibilità di essere la prima città ad ospitare un punto di Eataly in Toscana. Ben prima di Firenze, dove la creatura di Oscar Farinetti è sbarcata qualche settimana fa in pieno centro, con la benedizione di Matteo Renzi. Lo stesso Farinetti che si era innamorato del Carmine e che aveva intavolato con Polis un discorso molto ben avviato. Interrotto, poi, quando il Comune “bocciò” la proposta della partecipata per il recupero del mercato.

C’era, infatti, una lettera di intenti di Eataly, che si impegnava a realizzare il suo punto vendita nella parte “ex convento” del Carmine. E che si impegnava anche a trovare un modo per far lavorare gli attuali gestori dei fondi, come richiesto peraltro anche dal Comune. Documentazione che - come conferma l’allora presidente della Polis Ugo Giurlani - venne allegata alla manifestazione di interesse che la partecipata presentò al Comune nell’ambito della gara indetta nel marzo 2011. Finì che a marzo 2012 la commissione esaminatrice bocciò la proposta Polis (l’unica presentata). Non dal punto di vista economico, ma da quello tecnico: non c’era, infatti l’adeguamento sismico e il rifacimento del tetto, voluti dal Comune. E così, insieme al progetto Polis, finì su un binario morto anche quello di Farinetti.

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