La manifestazione
«In quell’area non ci devono stare»
Il consigliere Fava sollecita che sinti e rom vengano spostati da via delle Tagliate. «Aiuti? Non a carico dei contribuenti»
LUCCA. Quando si parla di rom e sinti le contraddizioni sono evidenti. Anche a Lucca, città dell'accoglienza, capitale del volontariato, cattolico e non, luogo che ha dato i natali a don Baroni, il “prete del circo”, come è stato chiamato proprio per sottolineare l'importanza di chi fece la scelta di occuparsi dei giostrai del luna park, dei circensi, dei rom, in quanto cappellano nazionale per lo spettacolo viaggiante e per i nomadi, al tempo dell’Opera assistenza spirituale nomadi in Italia.
I tre campi della città presentano molteplici problemi, per quanto riguarda l'inclusione sociale e l'integrazione, anche tra gli abitanti stessi (in via delle Tagliate, ad esempio, fino a qualche tempo fa esistevano delle fioriere che segnavano la linea di demarcazione tra cittadini sinti e cittadini rom) e per quanto concerne la qualità e le condizioni di vita. La questione abitativa torna puntualmente a far discutere.
«Lì non ci devono stare – incalza Lido Fava, esponente del gruppo consiliare Liberi e Responsabili, che, però, precisa di parlare a titolo personale – si trovano a 150 metri dalle Mura, a pochi metri dal cimitero cittadino e a due passi dal Parco fluviale. Quello era nato come campo sosta temporaneo, nei fatti è diventato definitivo. E questo non va bene, andrebbero spostati».
Oltre al linguaggio da “pacco postale”, sono le leggi a parlare e a fissare obiettivi e impegni precisi. E che qualcosa non stia funzionando, lo ammette anche il piano ufficiale del governo italiano del febbraio 2012, che riconosce, all'interno della “Strategia Nazionale d'inclusione dei rom, dei sinti e dei camminanti” «la necessità del superamento del modello dei campi per combattere l'isolamento e favorire percorsi di interrelazione sociale». Esplicitamente la Strategia afferma che «la politica amministrativa dei “campi nomadi” ha alimentato negli anni il disagio abitativo fino a divenire essa stessa presupposto e causa della marginalità spaziale e dell’esclusione sociale per coloro che subivano e subiscono una simile modalità abitativa».
Si diceva inoltre che, entro la fine del 2013, sarebbero dovuti essere raggiunti diversi obiettivi, tra cui un disegno di legge per il riconoscimento dei rom, sinti e camminanti quali minoranze nazionali e appositi piani locali per l'inclusione sociale delle comunità Rsc. Impegni disattesi, con solo sei regioni, tra cui la Toscana, che hanno seguito l'indirizzo.
Che fare, dunque? «Sul progetto delle casette credo che Tambellini abbia parlato in modo chiaro – continua Fava – e per me l'assessore Ilaria Vietina avrebbe dovuto dimettersi, visto che è stata smentita dal suo stesso sindaco. Sulla questione campo nomadi sono stati fatti tanti discorsi, anche dalle amministrazioni di centrodestra, ma di progetti alternativi non se ne sono mai visti. Molte di queste persone vivono in condizioni pessime e non accettabili: se aiuti ci devono essere, però, che non ci siano a spese dei contribuenti. I nomadi sono stati aiutati anche troppo e comunque rappresentano anche un problema di ordine pubblico, oltre a quello sociale. Prima bisogna pensare ai cittadini lucchesi che, pur essendo in crisi, continuano a pagare le tasse. Si dice che anche molti nomadi siano lucchesi da generazioni, ma pagano le tasse?».
Ma questa, come si evince dalle statistiche dell'Agenzia delle entrate, forse è un'altra storia. Ancora una volta è la direttrice della Caritas diocesana a porre una riflessione, sostenendo come «in tempi difficili per tutti, lesinare sui diritti di qualcuno non è risolutivo».
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