Il dolore
Monitorata l’incidenza sui reati
Per il questore pericoli soprattutto per l’interscambio tra gruppi abituati a delinquere
LUCCA. È un poliziotto “da strada” il questore Claudio Cracovia. Uno che è stato a lungo in trincea prima di ricoprire incarichi direttivi. Una persona schietta e diretta abituata a dire - attraverso dati statistici e precise analisi - non solo ciò che pensa, ma soprattutto ciò che emerge dalle carte. E sulla correlazione tra presenza dei campi nomadi e reati contro il patrimonio il capo della polizia lucchese non può esimersi da esprimere un giudizio scevro da qualsiasi pregiudizio, ma basato su fatti concreti: «Gli insediamenti dei nomadi non sono una presenza ininfluente. Pattuglie della Mobile, volanti e polizia municipale controllano i campi con una certa frequenza perché all’interno, inutile nasconderlo, ci sono sorvegliati speciali e persone con precedenti penali per reati contro il patrimonio e non solo. Da parte nostra c’è un’attenzione costante che, con la carenza di personale, ci impegna in un’attività di monitoraggio che giocoforza ci distoglie da altre attività istituzionali. Devo dire però che, con l’impegno di tutti, la situazione attualmente è sotto controllo». L’equazione nomadi-furti si traduce con le ultime operazioni di polizia che hanno caratterizzato il 2013: «Nessuno vuole generalizzare. Sarebbe decisamente un errore. Ma non si può nemmeno mistificare la realtà. La scorsa estate la Mobile ha smantellato una banda di nomadi lucchesi specializzata nei furti sulle auto in sosta nel parco fluviale e di recente, con l’operazione Falange Macedone, abbiamo sgominato una gang di nomadi che proveniva dal vicino campo di Coltano». Proprio l’interscambio nei campi nomadi confinanti di soggetti in qualche modo collegati con la criminalità è il fattore di maggior rischio e che costringe le forze dell’ordine a controlli assidui: «Conosciamo bene chi sono le famiglie e le persone all’interno dei campi nomadi locali che tendono a delinquere e siamo in grado di monitorarli e ridurre ai minimi termini le loro capacità di delinquere. Spesso però i campi nomadi servono da base logistica di zingari non stanziali che compiono furti nell’arco delle 24 ore e poi si allontanano. E trovare la refurtiva all’interno degli insediamenti è impresa titanica. Chi delinque è talmente bravo che riesce a occultare il maltolto senza nasconderlo nei campi rom».
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