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Lucca

Nomadi, niente case ma si cercano nuove soluzioni

Nomadi, niente case ma si cercano nuove soluzioni

Incontro con un esperto per verificare possibili strade da seguire. Inadeguata la collocazione nell’area palasport

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LUCCA. Continua a tenere banco la questione delle case per i nomadi. Ieri si è tenuto un incontro ristretto di un gruppo di addetti ai lavori del comparto sociale del Comune con Sergio Bontempelli, esperto sui temi dell’immigrazione. Incontro voluto dall’assessore Ilaria Vietina, vicesindaco con delega alla scuola e al sociale. «Ho chiesto a Bontempelli di partecipare al nostro incontro ristretto - spiega l’amministratore - perché lui è uno dei maggiori esperti italiani in materia di immigrazione. Ha partecipato alla stesura del rapporto nazionale sulle buone pratiche di inclusione, mi ha colpito in particolare una sua relazione che ho letto».

Con Bontempelli, Ilaria Vietina e il suo staff hanno parlato in particolare della questione sulla sistemazione della comunità rom sul territorio lucchese; un confronto illuminante ma senza conclusioni decisorie. E comunque, sottolinea sempre il vicesindaco Vietina, «l’incontro con Bontempelli sarà solo uno dei tanti che abbiamo in programma con esperti non solo di immigrazione ma anche di politiche sociali, di disabilità. È mia intenzione organizzare anche incontri pubblici su questi argomenti, non solo limitati agli addetti ai lavori del Comune».

La questione nomadi resta comunque molto delicata, anche nella giunta e nella maggioranza di centrosinistra. Il sindaco ha cercato di tagliare la testa al toro sostenendo che l’operazione delle case non si farà, ma ha ricordato che la situazione dei rom, sul tappeto da decenni e mai veramente affrontata dalle giunte (quelle di centrodestra incluse), non può essere lasciata senza soluzione. Tra i problemi più pressanti anche quello della localizzazione. A meno che le norme urbanistiche non vengano sconvolte dal nuovo piano strutturale, l’area intorno al Campo Coni e quella di via della Scogliera, sono a tutti gli effetti incompatibili con lo sviluppo di una zona a vocazione turistico ambientale e sportiva. L’area è parte integrante di quel parco fluviale propagandato come fiore all’occhiello e in realtà lasciato piano piano in abbandono, anche se una risorsa del genere dovrebbe essere tenuta come un gioiello. Tra l’altro ospita manifestazioni sportive, spettacoli, divertimenti, mostre-mercato, eventi in grado di richiamare folla e davvero mal si concilia la vicinanza di campi nomadi nello stato in cui sono.

Di più, l’insediamento di via della Scogliera è indicato dall’Autorità di Bacino del Serchio come uno degli undici ostacoli da rimuovere per evitare ulteriori gravi rischi (anche ai residenti) in caso di piene, anche se le amministrazioni comunali (quelle di centrodestra incluse) fino ad oggi nulla hanno fatto per ottemperare alla richiesta di spostamento.

Infine la questione delle tumulazioni. Il cimitero di S. Anna non ha praticamente più loculi e se ne prevede l’urgente ampliamento che non potrà non essere rivolto verso la parte oggi occupata dai rom e da una discarica mai bonificata, fonte di grande rischio ambientale.

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