Il dolore
Cenone, meno gente E qualche ristorante non apre nemmeno
In Valle reggono bene soltanto le strutture più grandi Qualche preoccupazione per la neve che non arriva
VALLE DEL SERCHIO. C’è crisi, ma non troppo. O meglio, la si combatte con qualità e quantità dei cibi, e soprattutto con prezzi contenuti. Il San Silvestro in Valle del Serchio nasce sotto il segno dell’austerità.
Sempre più famiglie preferiscono restare in casa a festeggiare con amici e parenti, incrementando quindi gli incassi di supermercati e negozi di generi alimentari.
Per chi invece non rinuncia al cenone fuori porta, ci sono ancora posti liberi, ma non dappertutto. E allora, questa indagine nel ventre dell’economia valligiana, ossia dando voce ai ristoratori, porta al cuore della questione: le tredicesime, sempre chi le prende, sono state erose da Imu, Tares e bollette varie; e per le aziende di ristorazione, che hanno scelto di non aumentare i prezzi del cenone per l’ultimo dell’anno.
Mentre, purtroppo in tanti, altri hanno convenuto di non aprire la notte del 31 dicembre, per non andare in rimessa: «Non c’è il pienone – sostengono dal Ciocco -, ma da tempo si dispone di una discreta serie di prenotazioni arrivate tutte nell’ultimo periodo. Si tratta per la quasi totalità di gente che soggiorna anche in hotel coi pacchetti all inclusive».
Altro locale “capiente” è La Lanterna a Piano Pieve: «Rispetto agli altri anni c’è un calo – sostiene sconsolata la titolare del ristorante -, perché le tredicesime sono andate via in tasse. Pur avendo lasciato invariato il costo del cenone a 100 euro con un menu di livello e abbondante e animazione, ci sono ancora posti liberi. La gente può contattarci anche il 31 dicembre stesso».
Chi non ha problemi è il Casone di Profecchia, la prima stazione sciistica della provincia, quasi al confine con l’Emilia. La famiglia Regoli, titolare degli impianti e dell’hotel, gongola: «Siamo pieni come camere occupate, sfruttando anche gli impianti. Per il cenone di San Silvestro, oltre ai villeggianti abbiamo molte prenotazioni esterne. Il prezzo è il solito da anni, ossia 90 euro compresa animazione».
I problemi sulla strada per le Radici sono altri, però: «Non nevica e piove, e questo è solo uno svantaggio - spiegano i titolari del Casone -. Fare turismo in montagna è difficile, perché le condizioni climatiche sono decisive, e le feste aiutano tutto il movimento».
Chi preferisce l’incantevole cornice di Sassi di Molazzana, un panorama mozzafiato, l’atmosfera familiare e un’ottima cucina tipica a prezzi bassissimi, deve andare “Da Totto”, ristorante apprezzato anche da tanti vip: «Rispetto agli altri anni siamo molto indietro, abbiamo delle richieste e tavoli prenotati, e quindi ci sono posti liberi. Il menu è quello tipico con maccheroni, tagliatelle, affettati e baccalà. Tutto al costo di 35 euro a persona, perché non bisogna gravare sulle famiglie».
Sold out invece al Bugno e Da Sandra: «Siamo al completo, e da molte settimane – afferma raggiante la signora Sandra, titolare dell’omonimo locale -. Molta gente arriverà anche dal pisano e dal livornese, e in molti casi sono clienti che arrivano qui anche durante l’anno».
Anche al Bugno la musica è la stessa, oltre 250 coperti e prenotazioni da ogni dove. Meno liete le note sul fondovalle coreglino: «Non siamo pieni, e non lo saremo – dicono dalla Cantina delle Pianacce a Ghivizzano -. È una situazione che riflette il momento dell’economia. Comunque, per chi fosse interessato, il prezzo del cenone è di 60 euro a testa, e ci sarà un menu misto mare-terra, con piatti tipici e cucina più elaborata».
Infine, molti esercenti, specie lungo la via di fondovalle, hanno deciso di prendersi una notte di riposo: «Il gioco non vale la candela – esprime con disappunto un gruppo di imprenditori che si sono ritrovati a pranzo per fare il punto della situazione -, di questi tempi si va solo in rimessa. E allora - concludono con un pizzico di amerezza - tanto vale non organizzare nulla».
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