Il Tirreno

Lucca

Via dei Bocchi chiusa, sale la protesta

di Arianna Bottari
Via dei Bocchi chiusa, sale la protesta

Residenti e commercianti di Segromigno in Piano contestano lo stop ai lavori e anche le modalità di intervento

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LUCCA. Si sono dati appuntamento al cantiere che ancora blocca via dei Bocchi per protestare e da lì hanno chiesto che la strada venga riaperta il più presto possibile.

È successo ieri mattina a Segromigno in Piano, dove una ventina di persone (residenti, negozianti e imprenditori della zona) si sono riuniti ai piedi del ponte che doveva essere pronto in ottobre, ma che ancora non è stato aperto al traffico.

Animi accesi, ognuno ha detto la sua su un’opera che fin da subito non ha trovato grande gradimento tra i paesani e che, causa anche i ritardi nei lavori, sta ora diventando motivo di agitazione.

Via dei Bocchi, infatti, è una delle strade secondarie più trafficate del Capannorese e collega la zona centrale (e il viale Europa) con le aziende dell’area di Segromigno e Camigliano.

La via è chiusa da luglio e ora c’è chi è veramente sul piede di guerra.

«Chiediamo che vena fatta un’assemblea pubblica e che qualcuno ci dica quando e come questa strada verrà riaperta e come funzionerà il ponte», dicono in coro i residenti in protesta.

Il cantiere, al momento è fermo. Sull’asfalto nuovo del ponte sono apparse alcune scritte: «Ponte della vergogna. Politici alla gogna».

«Erano comparse alcune giorni fa, poi sono state cancellate dagli operai, ma sono riapparse – racconta Marco Adami –. Non mi stupisce. La gente qui è stufa. Sono sei mesi che la strada è interrotta e non sappiamo neanche quando e come verrà riaperta. Si sente parlare di un semaforo, di un senso unico alternato, ma sembrano cose da pazzi. Come si fa a mettere un senso unico alternato qui? Si formeranno code fino al viale Europa», sottolinea, mentre gli altri intorno a lui annuiscono. «Il ponte così non va bene. Io non sono un tecnico, ma non ci vuole molto a capirlo. Perché non fanno il collaudo e lo aprono al traffico?», chiede Basilio Coselli, che abita a pochi passi dall’opera della discordia. «La visibilità, per chi procede in direzione Lammari, è scarsa. La pendenza è eccessiva. Le persone anziane come possono superarlo in bicicletta? E non c’è abbastanza spazio per permettere che due mezzi pesanti si incrocino. Eppure chi lo ha progettato avrebbe dovuto sapere che qui ci sono un sacco di aziende e che i camion con i loro rimorchi passano continuamente da questa strada». E infatti non mancano le lamentele degli imprenditori della zona.

I fratelli Michele e Pietro Fanini avevano già protestato nei giorni scorsi e ieri a dare loro manforte c’erano altri negozianti e imprenditori.

«I camionisti che arrivano dall’estero si perdono, non riescono più a trovare la mia azienda, dove fino a luglio scorso arrivavano comodamente dal viale Europa - racconta Mauro Gradi, della ditta Dusy Group- Sanitalight - Anche l’altro giorno sono andato a recuperarne uno a Marlia. Siamo al limite della sopportazione. Sono sei mesi che la strada è chiusa e nessuno si cura delle aziende e dei disagi che devono affrontare». «I clienti non vogliono fare il giro del paese per venire da noi. È chiaro che una chiusura così prolungata ci ha danneggiati, a livello di incassi», sottolinea Marco Lencioni, della Bottega Lencioni, confermando quanto già sostenuto dai fratelli Fanini, che avevano parlato di un calo del 60 per cento negli affari.

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