La manifestazione
Due case, una figlia e 9 anni da scontare
Trovato dai carabinieri in Germania l’imprenditore Claudio Bindi, latitante dal 2009: si era rifatto una vita e una famiglia
LUCCA. Si era rifatto una vita in Germania. Un lavoro, una famiglia, due case, senza neppure la necessità di dover cambiare nome. Ma in Italia aveva lasciato un passato pesante, condanne per oltre 9 anni di reclusione, collezionate per traffico internazionale di cocaina, bancarotta fraudolenta e appropriazione indebita. E alla fine gli è stato presentato il conto.
Claudio Decimo Bindi, 46 anni, lucchese, è stato rintracciato dopo una lunga indagine del nucleo investigativo dei carabinieri. La polizia tedesca lo ha arrestato e ora sono in corso le pratiche per l’estradizione.
Latitante dal 2009. Bindi era ricercato dal settembre del 2009, quando si era reso irreperibile, dovendo scontare la pena residua di un anno e mezzo di reclusione. Era stato condannato a più di cinque anni per traffico internazionale di cocaina. In seguito era stato colpito da altre condanne definitive per bancarotta fraudolenta ed appropriazione indebita e la pena cumulativa era divenuta di ben 9 anni e due mesi.
Nei guai per la droga. Imprenditore prima nel settore cartario e poi in quello orafo, nel 1995 era incappato in una storia di droga, accusato di essere inserito in un traffico di cocaina proveniente dal sud America e aveva subito una pesante condanna. In seguito, nel prosieguo della sua attività lavorativa, oltre a gestire un’azinda nel settore cartario, aveva anche aperto un’oreficeria a Lunata, per la verità senza grande successo.
Bindi è stato localizzato in Germania, dopo un’indagine del nucleo investigativo guidato dal capitano Sergio Pennisi, diretta dal sostituto procuratore Piero Capizzoto, durata quattro mesi e condotta con i metodi classici della ricerca dei latitanti. Sono stati controllati i movimenti dei suoi familiari più stretti, le loro abitudini, i rapporti che intrattenevano con altre persone, i movimenti bancari.
I rapporti con la famiglia. E’ quindi emerso che Bindi manteneva i rapporti con le persone a lui care, residenti in Toscana, con le quali, adottando tutte le precauzioni del caso, si sentiva per telefono o li incontrava, quando lo raggiungevano in Germania. Era proprio questa la nazione scelta da Bindi per sottrarsi alle ricerche.
Una figlia e due case. In Germania si era costruito una nuova vita, una nuova relazione sentimentale culminata con la nascita di una bimba; un posto di lavoro regolare, in una azienda che consegna caffè, tanto da mantenere la sua vera identità. Aveva in disponibilità addirittura due abitazioni e in una di queste stava eseguendo dei lavori di ristrutturazione, con manodopera che lui stesso provvedeva a pagare, al fine di poter quanto prima far trasferire anche i suoi familiari residenti in Italia. Gli investigatori, attraverso una meticolosa attività tecnica, sono riusciti a ricostruire i movimenti del latitante, ad individuare le modalità con le quali teneva i rapporti con i familiari, in particolare con la mamma ed il fratello, residenti rispettivamente a Pescia e Altopascio, con i quali si sentiva più frequentemente. Bindi – secondo quanto riferito dai carabinieri - era comunque molto attento nell’eludere le investigazioni finalizzate al suo rintraccio, utilizzava utenze di telefonia mobile tedesche non a lui riconducibili, con le quali intratteneva solo brevi conversazioni in linguaggio criptico o addirittura utilizzava degli squilli ai quali venivano attribuiti particolari significati. Tutti comportamenti decodificati dai carabinieri attraverso una scrupolosa attività di ascolto prima e di rielaborazione ed interpretazione dei dati dopo.
La nuova residenza. Le indagini hanno consentito di escludere, come si poteva ipotizzare, che il latitante si fosse rifugiato in Sud America, poi si è appurato che era in Germania, ad una distanza di circa 140 chilometri da Lipsia, infine si è giunti all’individuazione della città ove si nascondeva, ovvero Auerbach/Vogtland ed al suo preciso domicilio. Bindi aveva un'altra abitazione a Monaco.
L’arresto. Tutte le notizie, attraverso gli uffici dell’Interpool, sono state trasmesse alla polizia tedesca, con la quale i militari del nucleo investigativo hanno lavorato in perfetto collegamento, fino quando si è avuta certezza della presenza del ricercato, che è stato bloccato fuori dalla sua abitazione, senza che opponesse alcuna resistenza. La posizione di Bindi verrà ora posta al vaglio dell’autorità giudiziaria tedesca, che darà autorizzazione all’estradizione ed al rientro in Italia. Sono in corso indagini per accertare se l’uomo abbia ricevuto da parte di altre persone sostegno e appoggio logistico finalizzato ed eludere le ricerche ed a sottrarsi all’esecuzione della pena. (f.t.)
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