La manifestazione
Villa Libano è risorta con l’EnoJazz
Da casa di campagna della famiglia Carrara ad albergo di terz’ordine, poi il ritorno ai fasti del passato
BARGA. Una nave naufragata. Un carico misterioso. Una ricca famiglia barghigiana in rovina. Un'elegante villa da salvaguardare. In un mondo piccolo piccolo la villa era grande, grandissima, poi il mondo piano piano cambiò divenendo più grande e la villa sempre elegante di colpo divenne piccola, piccolissima, fino a trasformarsi in un alberghetto di terz'ordine, stavolta poco elegante e lontanissimo dai fasti di un passato che non sarebbe mai più tornato. Dopo un periodo di agonia chiuse completamente e fu meglio per lei.
Secondo le ricerche effettuate dallo storico locale Antonio Nardini la facoltosa famiglia fu costretta a vendere terreni, poderi, palazzi, case, casette, ville e tutto quanto aveva di più caro per cercare di salvare il salvabile a seguito del naufragio della nave mercantile in cui la famiglia aveva investito molto. Solo una cosa non vendette, la villa di campagna. La famiglia si chiamava Carrara, l'anno era il 1878, la villa era Villa Libano.
La famiglia Carrara (ormai estinta) costruì la villa nel tardo XVII secolo. Erano una delle famiglie più facoltose della cittadina. Il palazzo di famiglia, dove sono ancora presenti i simboli che contraddistinguevano il casato, era adiacente al Conservatorio di S.Elisabetta. Avevano inoltre infinite proprietà in giro per il comune e la valle, inoltre possedevano anche un'altra villa che tempo dopo fu venduta al poeta Giovanni Pascoli.
Villa Libano rimaneva però la villa più importante per la famiglia, appena fuori da Porta Reale ed adiacente alle mura cittadine. La villa era dotata anche di una filanda per la produzione del baco da seta, industria che aveva fatto la fortuna di molti nella zona. Nelle sue stanze è passata quella che è stata la nostra storia in tutte le sue molteplici e tragiche varianti: nobili, uomini di chiesa, massoni, garibaldini, repubblicani, monarchici, cospiratori di varia forma e sostanza e anche briganti, contadini, semplici viandanti, partigiani, nazisti, fascisti e alleati. Anche il Granduca di Toscana Leopoldo II con consorte e principi ereditari vi soggiornarono nel 1851 e1856, durante una serie di viaggi per conoscere meglio il loro regno, che da lì a poco non sarebbe stato più.
La famiglia Carrara sul finire dell'800 convertì la villa in un lussuoso albergo, mentre sull'angolo con via Marconi fu aperta un'osteria. Prese il nome di Libano, dal grosso cedro che fu piantato sul bastione adiacente.
Poi quest'estate è successo qualcosa di diverso alla villa. E' successo una cosa inaspettata su cui nessuno avrebbe mai scommesso una lira, dopo i cambi di gestione vari e circa 6 anni di chiusura totale, ha ripreso vita. Villa Libano è stata riaperta per due settimane ospitando l'Enojazz, il dopo festival di BargaJazz diretto da Alessandro Rizzardi e quest'anno giunto alla sua 26°edizione dedicata a Pietro Tonolo, con le sue jam session che tirano fino alla mattina.
Con un lavoro frenetico daparte di Tom McCluskey, proprietario di Villa Libano, Walter Tognocchi del luxury bed and breakfast Acchiappasogni in Barga Vecchia, Riccardo Negri dell'Osteria Angelio, Nicola Salotti e Lucia Morelli dell'Associazione culturale Venti d'Arte e i volontari di BargaJazz, in sole tre settimane parte della villa è stata resa fruibile al pubblico. Inoltre, in corso d'opera, grazie all'ingegno dei fotografi Keane e Caterina Salvi, è stata riconvertita la Green Room (il camerino allestito per i musicisti ma che questi non usavano) in uno studio fotografico dove, grazie ad un'installazione a led realizzata da Marco Poma, si sono fatti ritratti a chiunque si presentasse. Conclusione: successo e code per farsene fare uno. E poi il parco, sempre pieno di persone, la musica che usciva dalle stanze, le risate e le chiacchiere fino a tardi.
Stefano Elmi
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