La manifestazione
«Fratello chiarisca oppure la querelo»
Il consulente dimissionario Allegrini: «Né io, né Tuccori l’abbiamo raggirata» Critiche anche all’atteggiamento del sindaco e dell’assessore Vietina
LUCCA. «Per sgomberare il campo da fastidiosi equivoci vorrei che il sindaco Alessandro Tambellini facesse in maniera che l’assessore Alda Fratello chiarisse, una volta per tutte e con estrema chiarezza, che né l’assessore Massimo Tuccori né io l’abbiamo assolutamente raggirata. Se non lo farà, darò mandato al mio avvocato di querelarla».
È arrabbiato Andrea Arrighini, l’ex consulente (a titolo gratuito) per i grandi eventi culturali che era stato nominato a maggio scorso dall’amministrazione comunale. Ha lasciato l’incarico prima di Natale «per permettere all’amministrazione di spiegare bene alla città cosa è accaduto e tutelare il mio onore e quello dell’assessore Massimo Tuccori».
Pietrasantino, 46 anni, una laurea in scienze della comunicazione, è collaboratore per il settore comunicazione e produzione del gruppo Mediaset e Mondadori. Lui e Tuccori sono rimasti invischiati nel caso delle proiezioni di Natale avviate dalla società Città Infinite (del quale il fratello di Arrighini era presidente fino a qualche mese fa) senza però avere un mandato ufficiale del Comune. Una vicenda che l’ex consulente, dimessosi il 23 dicembre, giudica frutto di errori degli uffici senza, dice, che vi sia stato dolo da parte di alcuno. Un caso che però fa vittime. Anzitutto perché mette in evidenza le tensioni tra esponenti della giunta.
Arrighini, chi ha sbagliato?
«Lo sbaglio è stato il mancato coordinamento tra gli uffici. C’era stato un primo, grande e splendido progetto che prevedeva di proiettare sulla facciate dei palazzi più importanti della città immagini di opere d’arte custodite nei musei lucchesi. Non è stato possibile realizzarlo per problemi tecnici e così è stato dato il via libera al un piano alternativo, quello che prevedeva proiezioni sul Giglio e in piazza Bernardini. In Comune - diciamo per un malinteso - hanno pensato che si trattasse del primo progetto e quindi è mancato il via libera ufficiale, mentre ormai la macchina era in movimento. Significa che c’erano stati contatti, che qualcuno si era messo alla ricerca dei proiettori e delle luci, che era stato dato il via alla brochure, che da giorni e giorni si parlava di questo evento. Impossibile non sapere. Di queste illuminazioni non si è mai occupata l’assessore Fratello. Lei pensava ad altro, a far venire in centro gli zampognari per esempio».
Scoppiato il caos, da palazzo Orsetti è calato il silenzio.
«Un fatto assurdo e gravissimo. Il sindaco è stato zitto per sei giorni, lasciando Tuccori in mezzo alla tempesta. Senza difenderlo, come doveva invece fare immediatamente perché l’assessore non ha alcuna responsabilità. Quelle vanno cercate negli uffici, tra chi doveva fare e non ha fatto. Il primo cittadino non ha tutelato il suo assessore e si è mosso solo quando Tuccori ha detto di volersi dimettere. Per il timore di una crisi politica, Tambellini alla fine ha inviato un comunicato per ribadire la sua fiducia nell’assessore, fino a un minuto prima messo sulla graticola. Tardi, direi».
A questo punto saltano i grandi eventi ai quali stava lavorando da maggio?
«Erano 32, una decina dei quali di alto spessore. Quelli che seguivo personalmente non ci saranno. Non ci saranno gli stati generali dell’economia previsti per due giorni con la presenza del premier Letta. Un appuntamento di prestigio che doveva diventare fisso e annuale. Non credo Andrea Bocelli verrà i primi del 2014 a presentare il suo libro su Luciano Pavarotti; ritengo che tornerà nel cassetto il Festival Pucciniano previsto dal 2015 e che per un mese avrebbe visto a Lucca i più grandi nomi dell’opera internazionale. La città non avrà neppure “Ten Books”, la tre giorni con gli scrittori che pubblicano con Einaudi e Mondadori. Ero io a tenere i contatti».
Pensa di aver dato fastidio a qualcuno?
«Direi di sì. Qualcuno in maggioranza non ha mai visto Tuccori e me come parte di un progetto politico e non ha gradito che potessimo gestire il portafoglio del programma culturale.
«In qualità di consulente, d’accordo con l’assessore al turismo, suggerivo di utilizzare i soldi della tassa di soggiorno, che è un tassa di scopo, per la promozione turistica: dal marketing alla promozione, compresi i servizi igienici da potenziare, la segnaletica da migliorare, l’arredo da curare di più e meglio. Ma qualcuno non era d’accordo e ha detto che Lucca non ha bisogno di farsi pubblicità perché tanto è conosciuta nel mondo e la gente viene lo stesso. Meglio, per qualcuno, mettere quelle risorse nel calderone comunale e utilizzarne una parte per costruire le case ai rom nella zona del Palatagliate».
Il riferimento all’assessore Ilaria Vietina è chiaro.
«Non faccio nomi».
Bocciata anche l’ipotesi di riordino degli uffici turistici del Comune?
«Non so se Tuccori resterà al suo posto e se porterà avanti questo progetto. A mio avviso, qualcosa si deve fare. Ci sono solo due impiegati al turismo. Un po’ poco, o no? E poi voglio vedere che fine farà l’accordo con Pisa e l’aeroporto, che è una vetrina fondamentale per un città turistica come Lucca. Chi porterà avanti l’idea di promuovere il territorio lucchese nel mondo? Non lo so».
Cosa le è piaciuto meno in questa storia?
«Tanti aspetti mi hanno lasciato decisamente basito. Anzitutto sono amareggiato per Tuccori, una persona seria e onesta. L’hanno lasciato solo, in balia delle accuse, dei sospetti, delle menzogne dette e scritte. Inconcepibile e ingiusto. Né lui né io abbiamo sbagliato. Ribadisco: gli errori vanno cercati in determinati uffici. Tocca al sindaco muoversi e prendere provvedimenti. Mi pare però che sia mal consigliato».
Duccio Casini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google