Il dolore
È bene che si dissolva il Natale delle futilità
Il messaggio di augurio di monsignor Castellani, vicino alle famiglie che soffrono per la crisi economica
LUCCA. Messaggio di augurio del vescovo Italo Castellani a tutti i lucchesi.
«Carissimi, con queste brevi righe desidero avvicinarmi a tutti voi in prossimità delle festività del santo Natale. Un Natale che dal punto di vista della “tradizione” brilla assai meno che nel passato anche recente, certamente a causa della crisi economica, delle tante situazioni di difficoltà che affliggono molte famiglie, della sofferenza di molte persone che hanno perso il lavoro o dei giovani che non riescono a trovarlo. Credo tuttavia che ci sia anche qualcosa d’altro che non fa più riscaldare il cuore e spenge le attese e l’entusiasmo: ed è l’idea stessa di “questo natale” che non coincide più con ciò che esso veramente significa, e forse questo natale, che volutamente scrivo con la “minuscola” ed era rappresentato dalla futilità e dalle apparenze, è bene che si dissolva. Noi credenti celebriamo il Natale del Signore, che ci fa avvertire la vicinanza di Dio che nell’Incarnazione di Gesù Cristo si rende disponibile per ogni uomo e in ogni situazione. Se le vicende della storia ci fanno percepire amarezza e ruvidità, il Natale del Signore ci offre ben altro orizzonte. Credo che sia bello, perché vero ed autentico, fare riferimento al Santo Padre Francesco che recentemente ci ha sorpreso con questa frase: “Non abbiate timore della bontà e della tenerezza”. “Tenerezza”, una realtà un po’ rara e dimenticata nella nostra società e nelle nostre comunità, forse persino nelle nostre famiglie. Eppure la tenerezza è una delle caratteristiche più belle e importanti di Dio stesso. In tutta la Sacra Scrittura Dio si presenta, nella sua realtà trinitaria, come il Dio della Bontà e della Tenerezza. Ecco perché il Santo Padre insiste ed esorta a percorrere la via della Tenerezza, la sola che può cambiare il mondo e che il Natale del Signore ci rende visibile nel Bambino di Betlemme che nasce per noi. Il Natale è così il mistero della tenerezza, della tenerezza di Dio per me, per noi, per tutti. Tenerezza è l’abbandonarsi, il sentirsi presi dall’amore del Signore. È come quando il bambino sgrana gli occhi ed è tutto pieno di ciò che vede e non ha spazio da dare al sentimento che prova, o alla coscienza di un sentimento che prova; di fronte a ciò che vede, è tutto pieno di ciò che vede».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
