Sicurezza
«Caro Babbo, porta un lavoro a papà»
Il momento difficile colpisce anche i bimbi: lo racconta Mauro Sorbi che vestito da S. Claus da anni ascolta le loro richieste
LUCCA. «Caro Babbo Natale, quest’anno vorrei tanto… un lavoro per mio papà».
Queste parole arrivano come una doccia fredda all'orecchio di Mauro Sorbi, il volontario della protezione civile che, ormai da quasi dieci anni, indossato il cappello rosso ed il tradizionale completo, nel mese di dicembre incontra i più piccoli nella sua casetta allestita per l’occasione.
«Dal 2004 ad oggi, di bambini ne ho visti passare parecchi. – racconta – Loro sono sempre gli stessi, con le stesse curiosità e la stessa luce negli occhi. Entrano stupiti e se ne vanno con il sorriso, con quel commento detto a bassa voce “ma allora Babbo Natale esiste davvero” a metà fra incredulità e soddisfazione».
È questo che spinge Mauro, ormai da tempo, a vestire i panni del famoso lappone e regalare ai piccolini quel momento unico sospeso fra magia e realtà.
«Questo è un mondo difficile – afferma “Babbo Natale” – e io voglio aiutarli a sognare».
La crisi economica e occupazionale, infatti, sembra purtroppo colpire anche loro e, per qualcuno che in regalo aspetta un giocattolo in più, c’è anche chi spera in un lavoro per un genitore attualmente disoccupato.
Sono i più timidi, i più timorosi, quelli, forse, che maggiormente conoscono il valore di un desiderio, il filo, a volte spezzato, che esiste fra il chiedere e l’ottenere.
Anche le letterine, quest’anno, sembrano lasciare trasparire la necessità di risparmiare. «Una volta erano più ricercate, più lavorate, ordinate e colorate – spiega Sorbi – oggi appaiono sobrie, modeste: evidentemente la crisi ha colpito anche qui».
Fra quelle che ci mostra, infatti, sono molti i semplici fogli bianchi o le pagine a quadretti staccate da qualche quaderno. Ma i bambini, è noto, sono un fiume di fantasia e in tanti tirano fuori la creatività riuscendo ad abbellire quella carta vuota con i propri disegni.
Lo sa bene Mauro Sorbi che, nel tempo, di letterine ne ha raccolte migliaia.
«Le tengo tutte, a casa ne ho una collezione – confessa – e anche se adesso ne portano meno, avrò ormai raggiunto quota quattromila. Le conservo schedate, anno per anno, giorno per giorno».
Un patrimonio di ricordi, per lui, dal valore inestimabile, tanto che, in passato, aveva addirittura proposto alla Fondazione Cassa di Risparmio di aiutarlo a realizzare una raccolta, una piccola pubblicazione che raccontasse il Natale dei ragazzini lucchesi.
«Le loro richieste seguono spesso le mode, come è sempre accaduto – afferma – anche se adesso l’elenco è più breve. Una volta domandavano molti più regali, mentre ora sono tutti più moderati. Allora, era una festa troppo consumistica, oggi si fa davvero più attenzione».
Cicciobello, Peppa Pig, Gormiti, Ipod, Dvd, libri e videogiochi: i desideri spaziano a seconda dell’età.
«Vedo bambini dai pochi mesi fino ai dieci anni circa e capisco l’importanza di quello che sto facendo. In diversi si sono affezionati, sono rimasti colpiti e, a dicembre, vengono sempre a fare un saluto a Babbo Natale».
Fra loro ci sono tre fratellini che entrano carichi di curiosità e quesiti.
«Ma sei vero?» è la prima frase che esce dalle loro bocche.
I visi sorpresi di chi non crede ai propri occhi.
Si fanno scattare una foto dalla mamma dando il via ad una raffica di domande.
«Dove sono gli elfi? Come riesci ad entrare nelle nostre case? Come sei arrivato fin qui dalla Lapponia? Come vola la slitta? Dove tieni le renne?».
Ma Babbo Natale ha una risposta per tutto e la barba che acconsente a farsi tirare, li convince definitivamente.
A chiunque entri, consegna una caramella e una cartolina, raccomandando di tenerla vicina la notte di Natale, cosicché, sceso dal camino, possa riconoscere un amico e ricordare l’ incontro nella sua casetta.
Oltre quattrocent, sono le visite che, per il momento ha ricevuto, ma ancora è possibile incontrarlo tutti i pomeriggi fino alla questa sera in Corte dell’Angelo, in pieno centro storico.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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