Sicurezza
«I primi passi di Puccini, una notizia esaltante»
Gabriella Biagi Ravenni direttore della Fondazione felice per la scoperta delle carte che raccontano la formazione musicale del compositore
LUCCA. «Una scoperta bellissima, che va a colmare un tassello importante della biografia di Giacomo Puccini, combinando perfettamente con gli elementi già noti». Così Gabriella Biagi Ravenni, direttore della Fondazione intitolata al compositore, musicologa e grande esperta pucciniana, definisce il ritrovamento all'Archivio di Stato delle carte, finora mancanti, che testimoniano gli anni della primissima formazione del maestro e di cui Il Tirreno ha dato notizia in esclusiva. Fino a oggi i biografi pensavano che Puccini avesse ricevuto i primi rudimenti scolastici e musicali in famiglia e che la sua prima vera scuola fosse stata l'istituto Pacini (oggi Boccherini) dov'era docente lo zio Fortunato Magi, fratello della madre Albina.
I documenti dell'Archivio di Stato dimostrano che non è così. Il piccolo Giacomo frequentò una regolare scuola dai 6 ai 10 anni: quella dell'abate musicista Luigi Nerici, che aveva sede in corte Morovelli, nel centro storico, a pochi passi da corte S. Lorenzo dove Puccini abitava con la famiglia (oggi è il museo-casa natale). Solo per maschi, era una scuola per famiglie agiate che adesso si direbbe ad indirizzo musicale, dove si studiava un po' tutto. Nel registro degli iscritti Giacomo è al numero 137 e la data della sua iscrizione è il 5 dicembre 1864. Ma è documentata anche la data del suo passaggio all'istituto Pacini, il 19 luglio 1868, quando aveva 10 anni. Qui, a giudizio di Biagi Ravenni, c'è il tassello che mancava.
«Si sapeva – spiega – che l'istituto Pacini era solito accettare allievi già provvisti di una formazione, con un attestato, cioè, da parte di una scuola. Ma per quanto riguarda Puccini, iscritto nella classe di violino, negli archivi dell'istituto non c'è questa certificazione. Ora è arrivata la conferma dai documenti dell'Archivio di Stato». Insomma tutto quadra, secondo la studiosa. «E torna ancora di più – aggiunge – considerando che Nerici era allievo di Michele Puccini, il padre di Giacomo, un'autorità nel campo musicale cittadino avendo numerosi incarichi. Quando Michele morì, nel 1864, Nerici gli subentrò all'istituto musicale femminile San Ponziano con la clausola di destinare metà dello stipendio alla vedova Albina, rimasta sola con sette figli e uno in arrivo. Anche Fortunato Magi, fratello di Albina, prese il posto del cognato Michele con la stessa modalità».
Nonostante la scomparsa prematura del marito (Michele morì a 51 anni) Albina, dunque, ebbe la possibilità di far studiare i suoi figli, com'era tradizione in una famiglia di musicisti. Alla scuola Nerici, infatti, nel 1871 – lo attestano i documenti dell'Archivio di Stato - iscrisse anche il più piccolo, Michele, nato tre mesi dopo la morte del padre e per questo chiamato come lui. Un altro elemento messo in evidenza dalla professoressa Biagi Ravenni è quello riguardante il coro delle voci bianche. «Una consuetudine, quasi un obbligo nello studio della musica, non solo a Lucca era di studiare contemporaneamente il canto. Che Puccini facesse parte del coro, come emerge dalle carte dell'Archivio, era i normalissimo. Anche Luigi Boccherini fu cantore».
Oltre alla straordinaria importanza che riveste per la biografia di Puccini, la studiosa fa notare come da tutto questo emerga la vitalità e la diffusione capillare dell'insegnamento musicale cittadino nella seconda metà dell'Ottocento.
Paola Taddeucci
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