Sicurezza
Città del benessere e servizi nell’area del Campo di Marte
Il sindaco: «Nella parte non sanitaria del complesso spazio per medicina sportiva, fitness e ricerca accanto a un polo scolastico e ad altre funzioni pubbliche»
LUCCA. Passo sbarrato alla speculazione e realizzazione di un’area di servizi di eccellenza per la città. Sono queste le linee di indirizzo per il recupero della parte del Campo di Marte che sta per passare dall’Asl al Comune, che comincia ad avere un quadro preciso. Definito è il percorso per centrare l’obiettivo e contatti sono in corso per individuare l’advisor che in tempo rapido dovrà studiare e presentare il piano di fattibilità. Intese sono poi vicine anche con i partner che potrebbero essere interessati a costituire il fondo patrimoniale che dovrà rendere sostenibile la grande operazione.
«Siamo pronti per partire con l’intervento sull’area del vecchio ospedale che non resterà destinata all’utilizzo sanitario – conferma il sindaco, Alessandro Tambellini –. Abbiamo una grande occasione per un’opera di riqualificazione urbana in stretto rapporto con il complessivo rilancio della città che indicheremo a breve nel piano strutturale».
Avrà una priorità la destinazione pubblica dell’area che, in passato, pareva invece destinata a diventare il solito contro commerciale, residenziale e direzionale?
«Ribadisco con forza l’assoluta contrarietà dell’amministrazione a qualsiasi ipotesi installazione di punti vendita della grande distribuzione al Campo di Marte. Niente ipermercati, outlet e residenze, interventi che avrebbero un chiaro fine speculativo. Miriamo invece a dare vita a una cittadella del benessere e dell’innovazione sociale a servizio della persona».
Sia più preciso.
«Vogliamo far coesistere, in stretta relazione con il vicino centro storico sul quale vogliamo riportare funzioni e residenza, strutture pubbliche, ma anche private, che operino secondo un filo conduttore legato ai settori del benessere, del sociale e dell’istruzione».
Andiamo per ordine ed entriamo nel concreto. Cosa arriverà al Campo di Marte?
«Per l’area del benessere pensiamo alla medicina sportiva, alla riabilitazione, al fitness e allo sport, con centri di ricerca e innovazione».
E per il sociale a cosa pensate?
«A strutture ricettive per anziani non autosufficienti, con servizi adatti alle loro esigenze a pochi metri dalle Mura; a spazi e strutture per l’assistenza all’handicap e più in generale a tutto quanto cade nella sfera dell’housing sociale».
Parlate anche di un polo scolastico: trasferirete qualche istituto?
«Stiamo monitorando le condizioni di alcune scuole che hanno evidenti problemi di spazi e strutture. Potrebbero trovare una adeguata collocazione al Campo di Marte, soprattutto se fanno formazione nel settore dei servizi alla persona».
Viene in mente l’Istituto Civitali, oggi in una sede fatiscente in via S. Nicolao.
«E’ una ipotesi sul tappeto, ma non la sola. E l’eventuale decisione dovrà essere condivisa».
Si parla anche del trasferimento di uffici pubblici sparpagliati sul territorio.
«Confermo. Pensiamo di accorpare al Campo di Marte attività pubbliche in qualche modo di servizio alle altre funzioni allo studio. Possono essere uffici comunali o comunque pubblici, ma valutiamo anche la realizzazione di un polo della sicurezza, con particolare considerazione per la Questura, oggi in una sede davvero inadeguata».
Non temete di creare un quartiere satellite che drena funzioni dal centro storico, quando si vorrebbe invece rivitalizzarlo?
«È una questione che ci poniamo valutando la compatibilità urbanistica delle soluzioni in discussione per il Campo di Marte e anche la coerenza nel rapporto con l’esterno. Il centro storico in primo luogo. E comunque il progetto farà parte della complessiva idea di città che uscirà dal piano strutturale in corso di definizione».
Il progetto appare ambizioso. Avete calcolato l’aspetto dei fondi, delle procedure e dei tempi?
«Siamo pronti a dare un incarico ad un advisor che ci dovrà indicare la fattibilità economica, finanziaria e procedurale. La relazione finale dovrà indicarci le realizzazioni che possono essere portate avanti con maggiore facilità e quelle più complesse. Ogni scelta di carattere urbanistico sarà comunque riservata all’amministrazione. L’advisor dovrà poi dirci se le funzioni individuate saranno sostenibili sotto il profilo economico attraverso la vendita delle strutture realizzate oppure tramite l’affidamento delle gestioni. E soprattutto dal consulente vogliamo sapere se l’operazione richieda, per essere sviluppata, la costituzione di uno specifico fondo patrimoniale nel quale potrebbero essere conferiti gli immobili eventualmente liberati dalle funzioni trasferite al Campo di Marte. Quei contenitori potrebbero poi essere riqualificati. E nel fondo potrebbero essere inseriti anche tanti immobili comunali dismessi o dismettibili, da valorizzare - grazie alle indicazioni del nuovo piano strutturale - con destinazioni appetibili per il mercato, ma nell’interesse della città. Potrebbe essere questa la leva che consente l’equilibrio economico dell’operazione».
Nel fondo conferirete anche l’ex psichiatrico di Maggiano e il centro di Arliano?
«Esaminiamo anche questa soluzione puntando, attraverso le indicazioni del nuovo piano strutturale, a liberare quei complessi dal vincolo di destinazione sanitaria che li rende di fatto non ricollocabili».
Rimaniamo al Campo di Marte: ipermercati e outlet no, ma negozi, residenza e uffici?
«Di nuove case mi pare che il mercato davvero non senta la necessità. Non chiudiamo invece la porta all’ipotesi di uffici, ma dovranno nel caso essere sedi di enti, istituzioni, grandi gruppi o società. Negozi? Ci potranno essere tutto al più pochissimi esercizi di quartiere, legati alle attività che troveranno spazio al Campo di Marte. Qualche esempio? Non so, un bar, un negozio di articoli per fitness o un esercizio che fornisce supporti nel campo dell’ortopedia. Ma confesso che al momento sono valutazioni da approfondire».
Cercherete partner? Torna in ballo la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.
«Posso soltanto dire che contatti sono in corso in più direzioni. Rileviamo grande interesse per l’operazione e, certamente, la Fondazione sarebbe un partner d’eccezione».
Il progetto che illustra sembra dare per scontata la collaborazione con altri enti e soggetti istituzionali. Ultimamente però si sono rilevate, sotto questo profilo, più frizioni che intese. Basta pensare allo scambio di accuse tra Comune e Provincia per la storia del nuovo ospedale a S. Filippo.
«In sè, l’apertura del S. Luca rappresenta una grande opportunità per la città. Indietro non possiamo in ogni modo tornare, anche se ci sono stati oggettivi problemi logistici, non del tutto superati. Nell’interesse dei cittadini, sarebbe utile smetterla con le polemiche e lavorare sodo per spazzare via le difficoltà residue. Più in generale, la collaborazione tra le istituzioni per me è una priorità. In una operazione come quella del Campo di Marte ci sono tanti intrecci di competenze tra soggetti istituzionali diversi, su tutti Regione, Provincia e Comune. Se non collaboriamo, rischiamo di rimanere al palo».
Preoccupato?
«Dico la verità: in questi mesi ho visto giocare sul nuovo ospedale partite basate sulla tattica e non sul bene del territorio. Mi pare che sia giunto il momento di mettere da parte le divergenze e di lavorare tutti insieme perché Lucca non perda l’occasione più importante degli ultimi decenni. Il Comune è perfettamente consapevole della enorme difficoltà che gli grava sulle spalle ed è ben felice di essere, insieme alla Regione proprietaria delle strutture, uno dei soggetti capofila dell’operazione Campo di Marte. È per questo che intendiamo convocare ufficialmente a Palazzo Orsetti, già nel mese di gennaio, tutti i rappresentanti istituzionali del territorio per un primo confronto su queste idee».
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