Il Tirreno

Lucca

Assaltano il bar e sparano con il fucile

di Luca Tronchetti
Assaltano il bar e sparano con il fucile

Il compagno della titolare prende un bandito a seggiolate, ma il malfattore reagisce e parte un colpo che fora il soffitto

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ALTOPASCIO. Stavolta poteva scapparci il morto. Perché i rapinatori sparano un colpo di fucile da caccia che, solo grazie all’intervento di un avventore del locale, finisce per trapassare il controsoffitto del bar-tabaccheria-ristorante. Ma il proiettile era indirizzato al compagno della titolare del locale che con grande coraggio aveva preso a seggiolate uno dei tre malviventi che poco prima della chiusura - erano le 23,50 - avevano fatto irruzione nel locale. Un raid compiuto da un commando improvvisato fatto non certo da professionisti in grado di gestire situazioni impreviste, ma da tre mariuoli nordafricani improvvisatisi rapinatori e che con la loro azione decisamente maldestra hanno rischiato di compiere una carneficina. Il tutto per impossessarsi di un bottino che si aggira sui 2500 euro in contanti (l’incasso della giornata) e di un centinaio di tagliandi della lotteria istantanea. Che si tratti poi di extracomunitari, presumibilmente marocchini, ci sono pochi dubbi. Uno dei tre malfattori - affrontato da alcuni cliente del locale - perde il casco protettivo e il passamontagne che cela il volto si rompe. I testimoni dalla carnagione e dall’accento capiscono subito che si tratta di un immigrato del Nordafrica.

I fatti. Sono le 23,50 e nel bar-tabaccheria-ristorante «Il Papiro» in località Sarti Grilletto a Badia Pozzeveri ci sono la titolare del locale, Donatella Felici di 47 anni, il suo compagno dipendente del punto di ristoro, Sergio Colombo di 50 anni, il cuoco e tre avventori uno dei quali sta tranquillamente giocando a un slot machine sistemata all’ingresso. In quell’istante fanno irruzione nel ristorante tre persone con il volto travisato. Uno di loro indossa il casco protettivo, gli altri delle sciarpe bianche e nere arrotolate quasi a formare un tuareg e sotto hanno una calzamaglia o un passamontagna che tiene scoperti solo gli occhi. Tutti hanno i guanti in lattice per evitare di lasciare impronte digitali. Il commando si dirige verso il bancone del bar dove si trovava il registratore di cassa. La titolare è in un’altra stanza impegnata al computer, il dipendente si trova sul retro impegno a mettere a posto i tavoli mentre il cuoco sta sistemando la cucina e i due avventori sono sulla veranda. E lì vengono minacciati dall’unico malvivente armato di fucile da caccia. Lui vuole da loro i portafogli. Ma intanto gli altri fanno cadere a terra il cliente che gioca con i videopoker e nel forzare il registratore di cassa per prelevare le banconote e sistemarle nelle tasche fa cedere dei bicchieri e delle bottiglie di liquore.

La reazione. Il frastuono richiama l’attenzione del compagno della titolare del locale che, pensando fosse entrati degli avventori ubriachi, si precipita all’ingresso vede un cliente a terra e imbraccia una sedia colpendo ripetutamente il malvivente che stava impossessandosi dei soldi e dei biglietti del «Gratta e Vinci». Non si accorge che dietro di sè si staglia minacciosa l’ombra del bandito armato di fucile che, lasciati andare i due avventori senza impossessarsi dei portafogli, punta l’arma al malcapitato dipendente del ristorante minacciandolo di morte. È un attimo. Il giovane cliente a terra si rialza e da dietro spinge con forza il bandito con il passamontagne arrivando a smascherarlo. In quell’istante parte un colpo che va a infrangersi nel controsoffitto provocando un foro di una cinquantina di centimetri di diametro. In un attimo tutto si ferma. Trenta secondi di silenzio e poi il terzetto scappa via. Uno esce dalle cucine, gli altri dall’ingresso principale. Fuggono a piedi, ma fuori c’è un auto che li attende. I carabinieri arrivano dopo pochi minuti, ma è troppo tardi. Adesso Altopascio ha davvero paura.

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