Sicurezza
Accusato di violenza, indagata anche la madre
Svolta nel caso del bagnino che avrebbe seviziato una ragazza di Follonica Per la Procura sapeva tutto ed è colpevole di sequestro di persona
LUCCA. La madre del giovane bagnino-cameriere accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazza di 17 anni residente a Follonica è indagata per sequestro di persona.
L’avviso di garanzia le è stato notificato dai carabinieri nella sua abitazione alla periferia cittadina.
Secondo la procura, la donna – 50 anni, dipendente di un’azienda privata – era a conoscenza della relazione del figlio di 24 anni con la minorenne e soprattutto sapeva delle sue perversioni e anche della segregazione della ragazza nella piccola casetta accanto all’abitazione principale. Dove venne rinchiusa per alcuni giorni la studentessa maremmana.
La madre del presunto violentatore – che al momento resta detenuto – dovrà nominare un legale e probabilmente sarà interrogata nel giro di qualche settimana dall’autorità giudiziaria per chiarire alcuni punti ancora oscuri del legame tra il figlio e la minore.
Non solo.
Alla donna la procura contesta il comportamento protettivo nei confronti del figlio maggiorenne rinviato a giudizio per fatti analoghi commessi ai danni di un’ex fidanzata e di un’amica all’epoca dei fatti entrambe maggiorenni.
Episodi che avevano costretto il giudice delle indagini preliminari a vietare al bagnino-cameriere qualsiasi tipo di contatto (anche telefonico) con le due ragazze.
Vicende di cui era perfettamente a conoscenza anche la madre del giovane che avrebbe dovuto, per gli investigatori, monitorare il figlio e in caso di comportamenti anomali e sospetti avvertire le forze dell’ordine.
Adesso le indagini, condotte dal sostituto procuratore Sara Polino, sono chiuse. Il pm chiederà al gip di autorizzare l'incidente probatorio, quindi avanzerà la richiesta di rinvio a giudizio per l'indagato.
A salvare la studentessa minorenne maremmana era stato l’intuito di un maresciallo capo dei carabinieri della stazione di San Concordio, Francesco De Leo che un giorno al pronto soccorso, dove si trovavava da privato cittadino, aveva visto una ragazza sulla lettiga in evidenti condizioni di salute malferma.
Accanto a lei, il 25enne lucchese che De Leo conosceva benissimo.
La ragazza aveva raccontato al militare di non mangiare più da tre giorni e di star male e il sottufficiale senza perdere tempo aveva fatto scattare le indagini, condotte anche con la collaborazione - assolutamente fondamentale - dei medici e del personale Asl 2 che lavora al Codice Rosa contro le violenze sulle donne. (l.t.)
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