Attenzione
L’industria vede uno spiraglio Ma teme i cinesi
Tengono bene il cartario e il metalmeccanico Edilizia in crisi: in sei anni perso un terzo degli addetti
LUCCA. La crisi sembra ormai essere alle spalle negli Stati Uniti, in molti posti dell’Asia e anche in un buon numero di Paesi europei, mentre l’Italia è ancora un passo indietro. In poche parole chi ha accesso ai mercati stranieri ha prospettive di sviluppo interessanti, chi invece continua a competere sul mercato interno è destinato a continuare a faticare. Una prospettiva per molti, ma non per tutti, di una provincia come la nostra che grazie alla forte vocazione verso l’estero riesce a cavalcare molto meglio l’onda lunga di questa crisi. Questa la sintesi della situazione dell’economia lucchese con la presidente degli Industriali, Cristina Galeotti, che spiega subito come i dati a disposizione indichino chiaramente la conclusione della fase recessiva, anche se per parlare di ripresa bisognerà ancora attendere i livelli precrisi del 2008.
In questa situazione a sorridere sono soprattutto le aziende del settore metalmeccanico, quelle che fanno parte della filiera del cartario e forniscono macchinari e know-how in tutto il mondo. Il comparto più svantaggiato invece è quello dell’edilizia, che a livello locale ha visto scomparire un’azienda su quattro e un posto di lavoro su tre tra il 2007 e il 2013. Numeri da lacrime e sangue che, secondo Stefano Varia, responsabile per le infrastrutture della giunta degli Industriali, si possono invertire solamente puntando sulla creazione di lavoro e iniziando a privilegiare la ristrutturazione del patrimonio pubblico e privato già esistente, senza dover ricorrere al consumo di nuovo suolo. L’altra incognita con la quale le imprese lucchesi devono fare i conti è il mercato cinese che rappresenta una risorsa fondamentale per tutti coloro che esportano in Oriente ma potrebbe diventare una sorta di concorrente sleale – in termini minori diritti per i lavoratori o criteri più blandi di tutela dell’ambiente rispetto a quelli dei Paesi occidentali – per tutti coloro che operano nel manifatturiero.
Cartario. È il principale settore manifatturiero della provincia e ha numeri confortanti con segnali positivi abbastanza importanti. E per il direttore degli Industriali Claudio Romiti il buon andamento del tissue è un segnale di recupero anche per tutte le altre imprese manifatturiere. Mentre l’amministratore delegato del gruppo Sofidel, Luigi Lazzareschi, punta l’attenzione proprio sul pericolo cinese: «In Lucchesia ci sono industria che si sono internazionalizzate e sono abbastanza forti da poter resistere – dice – altre un po’ meno, e necessitano di crescere e di associarsi. Chi non lo fa, lascia troppo il campo aperto alle conquiste asiatiche. Ci sono già stati interventi importanti in provincia – su tutti l’acquisizione della Fosber da parte di un gruppo cinese – e non vorremmo che il territorio lucchese diventasse simile ad altre zone della Toscana non troppo lontane».
Metalmeccanica. Il settore continua a tenere grazie all’export. «La Cina la fa da padrona – spiega Mauro Celli della ACelli Paper – ma abbiamo investimenti in Est Europa e in Russia dove i consumi stanno crescendo e c’è la necessità di macchinari moderni ed efficienti come quelli che si producono a Lucca. Il 2013 nei numeri è allineato al 2012 e sono ottimista anche per quanto riguarda il prossimo anno». E nel giugno 2015 ci sarà la nuova edizione di It’s tissue, l’evento che porta a Lucca i grandi produttori di carta e macchine per la carta, confermando per la città il ruolo di capitale mondiale del settore.
Edilizia. È il settore più orientato al mercato interno e Stefano Varia, titolare della Varia Costruzioni, parla di dati «devastanti». Con il 27% delle imprese, 32% della forza lavoro e 1500 operai che sono stati persi negli ultimi sette anni. «Il settore pubblico ha perso la capacità di investire sul territorio in infrastrutture, una cosa che invece sarebbe necessaria in momenti di crisi perché l’edilizia è il volano della ripresa». Poi parla del 60% del patrimonio scolastico non a norma per antisismica, antincendio e tenuta strutturale, senza parlare di efficienza energetica. «Ci sarebbero le potenzialità per far ripartire un settore che è crollato ma potrebbe lavorare per 20 anni soltanto di ristrutturazioni senza consumare nuovo territorio – prosegue –. Purtroppo permane il problema di riscuotere dalle pubbliche amministrazioni, una situazione risolta solo in parte fino al 31 dicembre 2012 che però si è ripresentata anche quest’anno con tempi per incassare che sfiorano anche i trecento giorni».
Lapideo. I numeri continuano a tenere con 5000 addetti complessivi e un valore della produzione sopra il miliardo e mezzo di euro. «C’è una ripresa del mercato americano che negli ultimi anni aveva dato segnali di rallentamento – afferma Nicola Lattanzi, presidente del distretto lapideo –. Segnali di interesse per le materie prime vengono dal sud-est asiatico e dall’area dei paesi arabi. In più si stanno affacciando anche paesi come la Nigeria, che hanno fasce di popolazione che hanno raggiunto livelli di benessere molto alti».
Nautica. Per la prima volta dal 2009 il numero mondiale delle imbarcazioni in costruzione sopra i 24 metri torna a salire. Sono 735 in tutto e Viareggio si conferma capitale della nautica mondiale con 115 navi nei cantieri dell’area che va da Livorno alla Spezia. «Sono aumentate le barche in costruzione ma è diminuito il loro valore – dice l’amministratore delegato di Perini Navi, Giancarlo Ragnetti –. Questo vuol dire che i margini di guadagno per le aziende sono diminuiti mentre il settore del refit e delle manutenzioni continua a tenere. Purtroppo il mercato interno sta soffrendo e dal 2008 abbiamo perso il 46% del personale. Questo comporta un’azione di riorganizzazione delle aziende ma una piccola ripresa c’è, soprattutto grazie al mercato americano che ha ripreso a viaggiare».
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