Il Tirreno

Lucca

Poca gente per il leader dei “Forconi”

di Luca Cinotti
Poca gente per il leader dei “Forconi”

Danilo Calvani arriva a bordo di una Multipla e parla davanti a una cinquantina di persone in piazzale Boccherini

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LUCCA. L’adunata oceanica non c’è stata. E non c’è stata neanche l’annunciata Jaguar a bordo della quale sarebbe dovuto arrivare a Lucca Danilo Calvani, uno dei leader dei “forconi”. Alla fine l’ex agricoltore pontino ha raggiunto il presidio di piazzale Boccherini a bordo di una più proletaria Fiat multipla, accompagnato dal portavoce lucchese del “Coordinamento 9 dicembre”, Andrea De Luca. «Il nostro annuncio della Jaguar era una provocazione», spiega il coordinamento lucchese.

Ad aspettare Calvani non più di una cinquantina di persone, fra attivisti del presidio che ormai va avanti da quasi una settimana, simpatizzanti e semplici curiosi. Sono lontane le immagini rimbalzate da televisioni e internet di raduni da cifrare con tre zeri, come quelli di Genova e Torino, ma anche di Pistoia, venerdì scorso. In una Lucca presa d’assalto per lo shopping della penultima domenica prima di Natale, la protesta stenta ad attecchire - almeno in forme visibili. Lo ammette, in parte, anche Massimo Seghieri, uno degli attivisti che si incarica di mantenere alta l’attesa prima dell’arrivo di Calvani: «Qui non ci sono le folle di Pisa, Firenze e Volterra, dove si sono radunate centinaia di persone», riconosce Seghieri. Che poi commenta i tanti (autobus di linea compresi) che in prossimità del presidio danno un colpo di clacson: «Probabilmente con quel segnale vogliono mandarci a quel paese (il termine usato è un altro, ndr). Ma noi diciamo che siamo qui anche per loro e per i loro figli, per creare un futuro per noi italiani».

Parole, in realtà, smentite proprio da Calvani durante la ventina di minuti scarsa del suo discorso: «Questi che suonano il clacson ci dicono una cosa molto semplice: il popolo, il popolo italiano, sta con noi». Contraddizioni, discrepanze che segnalano un movimento con difficoltà di compattezza. Non a caso sono i simboli e gli slogan, più che le parole, a tenere insieme chi invoca la rivoluzione del 9 dicembre: l’onnipresente bandiera italiana, unico stendardo di questo movimento. E il “tutti a casa”, rivolto agli odiati politici. Romani e non solo, visto che Seghieri nel suo intervento ce l’ha anche con il sindaco Alessandro Tambellini: «Se lei fosse veramente il primo cittadino oggi sarebbe qui con noi. Invece si preoccupa di dire che darà le case ai nomadi». Parole che gli attivisti condividono, ma non vogliono che si trasformino nell’etichetta di “movimento di destra”. In molti, alle ultime elezioni politiche, hanno votato Movimento 5 stelle. Salvo poi pentirsi, una volta che i “grillini” sono arrivati in Parlamento. Ma in tanti confessano di non votare da tempo. Tutti quanti, però, chiedono elezioni subito («contro un parlamento incostituzionale«), da trasformare in un bagno di legalità che mandi a casa i politici. Calvani (e anche Seghieri) hanno battuto sul tasto dell’unità del movimento, dopo le notizie sulla “retromarcia” di esponenti veneti e siciliani: «Ognuno può fare quello che vuole. Però ci mette la sua faccia». Proseguono, intanto, i preparativi per la manifestazione di dopodomani a Roma: un pullman partirà anche da Lucca e ci sono ancora posti (chi vuole partecipare può ottenere informazioni al presidio, che andrà avanti almeno per un’altra settimana).

Da parte sua Calvani, dopo aver chiesto che tutti se ne vadano e che il popolo torni a votare, spiega che non intende fondare un partito: «Non mi candido, io dopo le elezioni riprendo la mia zappa e potrò dire ai miei figli “vostro padre, insieme a tutti gli altri padri, vi ha dato la possibilità di scelta”». Perché, alla fine, lo slogan più ficcante che risuona mentre scende il buio è quello che riecheggia (forse inconsapevolmente, forse no) i cartelli affissi nei bar durante il fascismo: «Qui non si parla di politica».

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