Attenzione
Assolti gestore, barman e disc jockey di un night
LUCCA. Erano finiti in carcere o ai domiciliari con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Per polizia e procura avevano spinto giovani ed avvenenti ballerine di lap dance...
LUCCA. Erano finiti in carcere o ai domiciliari con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Per polizia e procura avevano spinto giovani ed avvenenti ballerine di lap dance a prostituirsi nei privè dietro un compenso in denaro. E gli inquirenti erano arrivati a sequestrare il night club «1080voglia» di Ponte S. Pietro oscurando il sito web. A quasi 3 anni di distanza il collegio giudicante del tribunale (presidente Valentino Pezzuti a latere Stefano Billet e Enrico Mengoni) assolve per non aver commesso il fatto i tre imputati: Franco Lazzarini, 52 anni, ragioniere, ritenuto il gestore del locale notturno, residente nella periferia cittadina e difeso dall’avvocato Riccardo Taverniti del foro di Pisa; Diones Shingergji, 26 anni, albanese, barman del locale e residente a Montecatini e Giovanni Apolloni, 35 anni, di San Giuliano Terme, il disc jockey del dancing erotico conosciuto come «Apollo 13».
I fatti. L’operazione della polizia era iniziata nell’ottobre 2010 a seguito di segnalazioni di avventori. Per gli agenti nel sexy disco le ballerine in abiti succinti e provocanti non si limitavano a movimenti erotici tipici della lap dance, ma andavano oltre. E, per l’accusa retta dal sostituto procuratore Sara Polino, erano disponibili a tutto. Quindi anche a rapporti sessuali. A patto che la clientela segua le ragazze nei privè pagando ai gestori la quota prevista (50 euro ogni 10 minuti). Informata la procura gli agenti effettuano verifiche sotto copertura. Un servizio in borghese - con tanto di microcamere per filmare le scene almeno stando a quanto fu dichiarato dagli inquirenti in conferenza stampa - con i poliziotti che si fingevano clienti pagando anche i 15 euro stabiliti all’ingresso.
La linea difensiva. In attesa di leggere le motivazioni dei giudici del tribunale l’avvocato Riccardo Taverniti di Pisa - che assieme a Ciardelli di Viareggio faceva parte del collegio difensivo - spiegare i motivi dell’assoluzione con formula piena con un’interpretazione sin troppo restrittiva della Cassazione che vede il reato di prostituzione anche quando non c’è corresponsione di denaro. Allargando a dismisura l’ipotesi interpretativa dello sfruttamento della prostituzione. «Secondo quei canoni in pratica qualsiasi forma di night club equivarebbe a un reato. - sostiene l’avvocato Taverniti - Nella mia difesa ho chiesto al collegio un’interpretazione più ragionevole e legata al concetto sociale e non normativo di prostituzione. Forse quel tipo di difesa ha fatto pensare i giudici che hanno pronunciato una sentenza di assoluzione per tutti».
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