Il dolore
Il violentatore rimane in cella a S. Giorgio
Il gip respinge la richiesta di metterlo ai domiciliari, ora la Procura chiede l’incidente probatorio
LUCCA. Resta in carcere il bagnino-cameriere di 24 anni arrestato dai carabinieri con l'accusa di violenza sessuale aggravata e sequestro di persona nei confronti di una ragazza di 17 anni residente a Follonica conosciuta lo scorso luglio in spiaggia. Il gip Riccardo Nerucci ha infatti respinto l’istanza dell’avvocato Veronica Nelli che aveva presentato per il suo assistito istanza di attenuazione della misura attraverso la revoca della custodia cautelare in carcere e la sua sostituzione con gli arresti domiciliari.
Adesso le indagini, condotte dal sostituto procuratore Sara Polino, sono chiuse. Il pm chiederà al gip di autorizzare l’incidente probatorio, quindi avanzerà la richiesta di rinvio a giudizio per l’indagato.
Che è accusato di aver violentato ripetutamente e anche rinchiuso nella sua abitazione alla periferia cittadina la minorenne: una segregazione durata quasi 72 ore per impedirle di uscire e far ritorno dai genitori.
Secondo gli inquirenti dei carabinieri (al caso hanno lavorato i militari della stazione di San Concordio che si sono avvalsi della collaborazione dell’Asl) il giovane lucchese aveva cominciato una relazione con la minorenne. All’inizio sembrava una normale storia d’amore, che con il passare dei giorni si era trasformata in un incubo per la ragazza. Che, come già accaduto a tre donne che in precedenza avevano avuto storie con il giovane, era stata picchiata, umiliata, offesa, maltrattata. Non sempre, però. Per soggiogarla psicologicamente, la ragazza veniva tenuta sulla corda: schiaffi e pugni, ma anche carezze e manifestazioni che facevano pensare all’affetto. Questa la convinzione degli inquirenti e della Procura, che ha chiesto e ottenuto l’arresto dell’indagato per violenza sessuale ripetuta e sequestro di persona.
Le analogie con i tre casi precedenti hanno convinto il pm Polino a invocare la misura restrittiva della detenzione in carcere.
Piccoli tagli e lievi lesioni cicatrizzate sulle braccia, sulle gambe e su altri parte del corpo procurati usando forbici o coltellini. Con le lame, secondo le accuse, il giovane faceva a brandelli i vestiti che i genitori avevano regalato alla ragazzina che nell’immaginario del persecutore doveva somigliare a un ben preciso tipo di donna: magra, bionda, elegante, mai sopra le righe. In un caso la minorenne era stata costretta con la forza a rigettare il cibo: non doveva ingrassare neanche un grammo.
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