Sicurezza
Nuovo ponte, Baccelli in procura per difendere la Provincia
Il presidente presenta una memoria e non esclude azioni legali dopo la lettura in consiglio comunale della relazione di una funzionaria del Politecnico di Milano contro la progettata infrastruttura
LUCCA. Per il momento alla procura ha presentato soltanto una memoria difensiva, che poi di difensivo ha ben poco, intanto il presidente della Provincia Stefano Baccelli sta pensando a quali possano essere i passi più opportuni per tutelare la professionalità dei tecnici dell’ente e soprattutto la realizzazione di un’opera – il nuovo ponte sul Serchio – che reputa di importanza strategica per la sicurezza del territorio.Non usa mezzi termini e nel ricostruire la vicenda che martedì pomeriggio lo ha portato a incontrare il procuratore Aldo Cicala, parla di un «meccanismo studiato per gettare fango sulla Provincia e sull’infrastruttura», oltre a definire il comitato “Pro ponte in giusto loco” «un gruppo formato al massimo da tre famiglie che difende interessi privati e non interessi collettivi».
L’idea di ricorrere alla procura per Baccelli è stata un’extrema ratio, «una cosa che non avevo mai fatto finora negli otto anni da presidente della Provincia», e ricostruisce l’intera vicenda a partire da venerdì 29 novembre, quando ha appreso che Daniela Rosellini, capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio comunale, aveva presentato una relazione tecnica a nome del Politecnico di Milano che conteneva «gravi dichiarazioni contro un procedimento di cui è responsabile la parte tecnica della Provincia».
«Quel ponte – prosegue Baccelli – è previsto da oltre 10 anni dal regolamento urbanistico del comune e nel 2012 è stato siglato un ultimo protocollo d’intesa con la Regione e la Fondazione Cassa di Risparmio per finanziarne la realizzazione con 15 milioni. Un’opera che riteniamo strategica anche per la sicurezza, visto che nel Natale 2009 siamo stati costretti a chiudere Ponte San Pietro e rischiammo di chiudere al traffico anche quello di Monte San Quirico».
Baccelli ci tiene a fugare ogni dubbio sull’operato dei suoi tecnici che è stato sollevato in consiglio comunale dalla Rosellini che ha presentato la relazione dell’architetto Paola Villani, funzionario – e non docente – del Politecnico di Milano. Secondo le informazioni avute dal presidente della Provincia, quella relazione sarebbe stata commissionata da Nicola Giuntini, del comitato “Pro ponte in giusto loco”, che avrebbe pagato 2.500 euro per un lavoro autorizzato dal dipartimento che però poi non lo avrebbe mai ricevuto indietro per la definitiva approvazione. «E nelle prime 10 pagine – continua Baccelli – si leggono cose non vere e molto confuse, che esulano dall’oggetto della valutazione stessa, andando ad analizzare questioni legali e procedurali che fanno riferimento a codici che non esistono».
Per questo a Baccelli non è bastata la lettera del rettore del Politecnico, Giovanni Azzone, che ha demolito e preso nettamente le distanze da quel parere. «Questo è un meccanismo di riciclaggio del fango – spiega – messo in atto in concorso dall’architetto Villani, dal presidente del comitato Nicola Giuntini e dalla consigliera comunale Rosellini che hanno cercato di raggiungere il duplice obiettivo di infangare la Provincia e demolire la possibilità di realizzare il ponte sul Serchio, evitando di essere riconosciuti e di metterci la faccia. Da un lato l’architetto Villani si è servita del cappello dell’autorevolezza dell’ateneo, Giuntini ha utilizzato la bandiera di un comitato composto da non più di tre famiglie, mentre la consigliera Rosellini è passata dal filtro del consiglio comunale. I detrattori del progetto del ponte avrebbero potuto ricorrere al Tar o rivolgersi alla procura denunciando eventuali illegittimità del procedimento. Passaggi che non ci sono stati perché nel primo caso è necessario un esborso di denaro, mentre nel secondo, se le accuse depositate non corrispondono al vero, si rischia una denuncia per calunnia».
Alessandro Petrini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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