Proteste
Determinante il peso dei non iscritti
Qualche battibecco davanti alle urne: «Votano anche persone di destra», «No, noi siamo di sinistra». Non molti i giovani
LUCCA. Sono le otto e cinque. I seggi sono aperti da pochi minuti, ma è già coda. Sono quasi tutti anziani. Gli anziani della domenica. A San Vito all'ex circoscrizione arrivano a gruppi massicci, poi si dispongono donne da una parte, uomini dall'altra. Il più giovane ha poco meno di sessant'anni. Ma i giovani dove sono? «I ragazzi stanno ancora dormendo a quest'ora – dice un'ex professoressa in pensione – avranno fatto tardi ieri sera». Probabile. «Speriamo che vengano a votare in tanti nel pomeriggio». Auspicabile, ma il quadro, per la verità, non cambia di molto col passare delle ore.
In ogni caso il popolo che versa i due euro per votare surclassa in termini di affluenza gli iscritti al partito democratico. Tanto che chi sceglie di mettersi pazientemente in coda per eleggere il nuovo segretario è in larghissima maggioranza chi con il partito, i suoi apparati e le sue scelte non ha (e in molti casi non vuole o non vuole più avere) nulla a che fare. «La tessera ce l'ha?», chiede una volontaria al seggio. «No, ma ho i due euro. Eccoli qua». Stessa domanda, medesima risposta: un refrain che ha risuonato per tutto il giorno. Una buona parte dei votanti non si sente rappresentata dal governo Letta. Nella maggior parte si definiscono di sinistra, anche se diversi se ci fossero domani le elezioni politiche non sanno se voterebbero Pd, perché «sono di sinistra-sinistra, la sinistra vera. Tutto dipende da chi vince oggi (ieri, ndr) e da come ne uscirà questo partito», oppure perché «sono indecisa con Grillo, a volte mi sembra quello più di sinistra di tutti, altre volte, invece, mi sembra un populista e basta». O, ancora, perché, sorpresa delle sorprese, ma per qualcuno neanche tanto, come dice Elia di Tempagnano «sto per Berlusconi e non lo tradirò mai. Ma per dargli una mano voto Renzi». A votare Renzi, Cuperlo o Civati ci sono i pensionati che tirano la cinghia all'osso per risparmiare su tutto; i delusi dalla politica che vogliono provare a cambiare qualcosa, gli “ex”, ex Pci-ex Ds-ex dalemiani-ex Ulivo-ex prodiani-ex bersaniani, che sostengono Cuperlo, gli indecisi dell'ultimo momento tra Renzi e Civati, perché, pur non conoscendone i contenuti e i programmi, ne capiscono il linguaggio.
Volta la carta. «Sai chi è quello lì?», chiede un papà al figlio. «Volta?», risponde. «Sì, vedi, porta una lampadina nel taschino», ironizza il padre. Quello lì è Antonio Gramsci, incorniciato e appeso all'interno della sede del Pd di piazza San Francesco. Ma per Giulio, 18 anni, ultimo anno di liceo, quello lì, assomiglia ad Alessandro Volta e così azzarda la risposta. Padre e figlio in fila per votare. Il primo tifa Pippo Civati, il secondo, senza dubbi, voterà Matteo Renzi. Entrambi, conoscenze storiche e iconografiche a parte, sono d'accordo su un fatto: «è l'ora di partecipare e di cambiare pagina al Pd e al paese – spiegano Giulio e Vincenzo Autelitano -. Non siamo iscritti al partito, ma ci sentiamo vicini all'area di sinistra. Il Pd deve cambiare passo, svecchiarsi, spazzare via le dinamiche che hanno governato la sinistra per vent'anni facendo vincere Berlusconi». «Eh no. Il Berlusconi in miniatura è proprio Renzi», controbatte Maria Pia Pieri, mentre aspetta il suo turno. E la discussione diventa subito pubblica, da una parte all'altra del circolo si commenta e si analizza, in generale ci si confronta. Perché se c'è un luogo per conoscere gli umori, prendere parola nei dibattiti e arrabbiarsi come se non ci fosse un domani quello è proprio il circolo. E non c'è live tweeting che tenga. Strane geometrie politiche. «Sto con Berlusconi, ma voto Renzi perché mi sta simpatico – incalza Antonella Poggieschi – Il sogno sarebbe se Berlusconi e Renzi si alleassero». La signora resta isolata e subito si alza un vento di polemica. «Visto? Lo dicevo io: le primarie devono essere solo per gli iscritti, perché poi succede che quelli di destra vengono a votare. E votano Renzi». «Chi vuole le primarie solo per gli iscritti – spiega una signora – è chi vota Cuperlo, perché sa che perderà. Io sono di sinistra e non sono iscritta e voto Renzi. Qualcuno di destra ci sarà, ma sono in pochi: chi è che votando a destra si mette a fare la fila per un partito diverso dal suo?». Io voto perché. «Voto Civati perché capisco quello che dice», risponde Francesco, studente di medicina. «Io invece voto Renzi, perché non fa solo battute, ma dice cose serie e sensate. E poi è un sindaco, conosce i problemi delle persone, cammina tra le persone e magari darà un po' di dignità a questo paese». E, infine, Cuperlo. «Lo voto perché è l'unico che ha detto che noi siamo la sinistra. E non bisogna vergognarsi di questo».
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